Premetto che non mi occupo specificamente di diritto penale ma che ho dato un'occhiata alla giurisprudenza in materia di molestie per vedere se dopo la tanto attesa legge sulla violenza sessuale le cose erano un po' cambiate in tema di molestie sessuali.

Purtroppo la citata legge del 1996 che ha finalmente riformato la materia non ha però introdotto alcuna norma specifica sulle molestie limitandosi (e non è poco) alla violenza sessuale propriamente detta che se anche non presuppone più soltanto la congiunzione carnale ma anche "qualsiasi atto che, anche se non esplicato attraverso il contatto fisico diretto con il soggetto passivo, sia finalizzato ed idoneo a porre in pericolo il bene primario della libertà dell'individuo attraverso l'eccitazione o il soddisfacimento dell'istinto sessuale dell'agente" (Cass. 1040/97) non tutela però tutte quelle situazioni ugualmente sgradevoli (per non dire lesive) cui le persone, in particolare le donne immigrate, vengono spesso sottoposte.

Dai pochi elementi che ci fornisce Paola non mi sembra che si possa far rientrare la condotta del collega nell'ambito della violenza. Ciò non significa che la ragazza sia del tutto priva di strumenti. Infatti, a seconda degli effettivi comportamenti si può denunciare il soggetto in questione sicuramente per molestie alla persona ex art. 660 del codice penale che tutela ad esempio i corteggiamenti pressanti e le telefonate ossessive. La pena però è molto lieve: arresto fino a sei mesi e ammenda fino a un milione. Si potrebbero anche configurare altri reati come l'ingiuria, la minaccia o il turpiloquio. Dipende molto anche dalla situazione perché se lui la molesta in assenza di altre persone sarà ben difficile ottenere una condanna. In tutti casi è giusto sapere che soprattutto per questo genere di reati, l'intervento della magistratura è drammaticamente lento. Per cui una denuncia presentata oggi potrebbe restare inavasa per anni.

Dal punto di vista pratico vorrei consigliare invece di supportare concretamente la ragazza molestata nel senso non solo di starle vicina ma di ottenere la solidarietà anche degli altri colleghi in modo che ad ogni battuta pesante il tizio si senta isolato. La riprovazione del suo comportamento deve essere tangibile. Non solo: più persone sono a conoscenza di quel che accade più difficile sarà cercare di scaricare la "colpa" su di lei e più facile ottenere ascolto e provvedimenti da parte della direzione.

Da ultimo, voglio ricordare che molti sindacati hanno a disposizione uno sportello "donna" che si occupa specificamente di molestie sul luogo di lavoro con tutta l'esperienza necessaria per far fronte alla situazione.

Vale sempre la pena lottare, la rinuncia è la sconfitta di tutti.

Bee