Cara Roberta, non mi è molto chiaro quale sia l'interesse preminente che vuoi tutelare ma proverò a risponderti premettendo fin d'ora che ogni scelta comporta dei rischi o dei sacrifici.

Se l'interesse preminente è quello dei figli la cosa migliore sarebbe che fossi tu a comprare la metà di tuo marito. In questo modo anche se, come gli auguro, dovesse risposarsi o avere altri figli, i vostri sarebbero gli unici eredi della casa. Certo la tua compagna rimarrebbe senza tutela. Nella peggiore delle ipotesi, infatti, se tu morissi i figli ingrati o, se ancora minorenni, il tutore, potrebbero tranquillamente lasciarla per strada. E così anche se decidessi tu di buttarla fuori non ci sarebbero problemi.

Se comprasse lei il rischio sarebbe che, nel caso di morte prematura ed in assenza di testamento la sua quota dell'immobile passi ai suoi eredi legittimi. Qui bisognerebbe capire come sono i rapporti con i suoi perché se fossero d'accordo a lasciare la quota della casa ai tuoi figli o comunque se non si sognassero di impugnare il testamento - che comunque va fatto - non ci sarebbero problemi.

Bisognerebbe inotre determinare la capienza dell'eredità per vedere se il valore della quota dell'immobile cada necessariamente nella quota spettante ai riservatari. In altre parole se lei è intestataria di altri beni, è possibile che non si debba per forza sacrificare la quota del tuo appartamento e che il testamento sia inoppugnabile. Il vantaggio sta nel fatto che avreste costituito una comunione sull'immobile con tutte le conseguenze morali, affettive ed economiche che la scelta comporta. Se proprio, in caso di rottura, non riusciste ad accordarvi su chi deve andarsene si può sempre chiedere l'intervento del Tribunale per lo scioglimento della comunione.

Una soluzione più complessa che tuteli amore e figli potrebbe essere quella di costituire un usufrutto a favore della tua compagna.

In questo modo alla sua morte la casa rimarrebbe comunque ai tuoi eredi ma lei potrebbe legittimamente godere dell'immobile vita natural durante. Il rischio è che le cose tra voi non funzionino e tu come nuda proprietaria saresti la più sacrificata, questo evidentemente se lei non rinunciasse all'usufrutto. Credo però, e se ti interessa faccio qualche ricerca, che si possano imporre una serie di vincoli all'usufruttuaria che contemperino i vari interessi.

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Sì, una forma di contratto è possibile. Si può pensare ad una scrittura privata sottoscritta da entrambe che preveda tutta una serie di "condizioni di separazione" sul modello delle convenzioni prematrimoniali statunitensi.

Le variabili sono infinite: dall'inventario dei beni e successiva eventuale divisione, dai tempi di rilascio dell'immobile in caso di separazione, agli alimenti e alle visite ai figli. Alcune delle clausole potrebbero essere dichiarate nulle dal Tribunale (come il diritto di visita ai figli) ma secondo me vale la pena inserirle perché il valore della scrittura è più morale che altro.

Non credo che nessuna di voi si rivolgerebbe alla giustizia per far rispettare i patti ma non c'è dubbio che il fatto di aver previsto in tempi sereni una serie di condizioni risparmi molto dolore in una situazione già non facile. Insomma si tratta di un impegno reciproco con un valore legale che può essere parziale ma non per questo meno vincolante. Se ne avete voglia posso anche darvi una mano a buttare giù una bozza. L'argomento mi interessa moltissimo.

Quanto alle tasse di successione purtroppo sono inevitabili ma si può prevedere che la cifra necessaria sia parte dell'eredità.

bee