~~~~~~~~~ di Viviana Capomaccio
Se la realta' dei movimenti e della presenza lesbica nella societa' si misurano anche dalla diffusione dei loro mezzi di comunicazione, e' sicuro che la Francia e la Gran Bretagna sono molto piu' avanti dell' Italia: in Gran Bretagna Diva, l'unica rivista lesbica a livello nazionale, vende oltre 30 mila copie e Lesbia in Francia ne mette in edicola 15 mila. Cifre da capogiro comparate al mercato italiano, che langue intorno alle poche centinaia di copie e non ha mai prodotto riviste paragonabili alle loro, tanto meno in una realtà di gruppi frammentati e auto-centrati.  

“Per incoraggiare gli abbonamenti, abbiamo deciso di inviare Diva in una busta antistrappo non trasparente. Forse vi sembrerà un compromesso, ma è stato un dettaglio importante, per raggiungere un maggior numero di lesbiche”, così Gillian Rodgerson, editore capo di Diva presente a Bologna per un mini-convegno sulla stampa lesbica, risponde alle domande curiose di chi vuol sapere di più sul suo successo.  

Insieme a Catherine Gonnard, direttrice di Lesbia, le due giornaliste hanno fatto il punto sulla loro esperienza. 
Attorniate da alcune collaboratrici e dalle interpreti, le due giovani lesbiche hanno affrontato la tematica editoriale con tono professionale, lasciando poco spazio ai preamboli ideologici: dai piccoli numeri che hanno contraddistinto la prima apparizione delle riviste e dal lavoro volontaristico e dilettantesco, le due pubblicazioni sono passate ad accettare la logica economica del mercato, anche se in modo differenziato, e l'imperativo del bilancio attivo e' diventato per tutt'e due un obiettivo da raggiungere mese dopo mese: se Lesbia si regge ancora sui contributi e sul lavoro gratuiti di molte donne, l'organizzazione e i tempi sono dettati dalle scadenze della distribuzione e dai volumi di vendita; se fino a ieri accettava solo la piccola pubblicità, ora è in trattative con agenzie per allargare il suo raggio d'azione ad altri canali pubblicitari.

Per Diva, invece, sin dall'inizio la scelta è sempre stata chiara e la rivista ha accettato di abbracciare il business dell'informazione senza falsi pudori idealistici, facendo quadrare i suoi bilanci con le entrate pubblicitarie e orientando la sua politica editoriale verso argomenti cari al largo pubblico della comunita'. Questa decisione ha fatto di Diva una rivista aggressiva, a volte spregiudicata, molto colorata, con immagini seducentemente erotiche, piu' vivace almeno graficamente di Lesbia. 
 

Lesbia, la voce della comunità francese 

Lesbia è nata dalla comunità lesbica ed è quindi sempre stata legata al movimento lesbico e lesbico-femminista. “Siamo diventate la cassa di risonanza di gruppi e associazioni francesi e cerchiamo di dare spazio a tutti, indistintamente, per farsi conoscere meglio - conferma Catherine Gonnard - Cerchiamo di non prendere posizioni, tendiamo a dare informazione, non a fare opinione, sempre con taglio giornalistico ma non militante. Una rivista di servizio. Ma se ci sono argomenti che possono dividere la comunità, come la guerra del Golfo nel '91, presentiamo i vari punti di vista. Adesso, per esempio, che è molto vivo il dibattito sul riconoscimento dei diritti civili della coppia gay, abbiamo illustrato i progetti di legge, intervistato le giuriste lesbiche, dato spazio alle opinioni di vari gruppi. Questo per noi significa creare coscienza e cultura lesbica, anche se noi non ci sbilanciamo per una o l'altra posizione”. 

Sulla sponda opposta, invece, la rivista inglese: “Diva non accetta di rimanere ai margini del dibattito, noi prendiamo posizione su tutti gli argomenti che ci riguardano - controbatte la Rodgerson - spesso non siamo “obbiettive” per niente, selezioniamo le notizie, anche internazionali, e le commentiamo per l'impatto che possono avere sulla comunità. Cerchiamo di interpretare i fatti secondo la nostra ottica e non quella etero. Io stessa scrivo degli editoriali in cui prendo posizione ufficialmente per Diva”.  
 

Informazione e lesbocoscienza, gli obbiettivi di Diva 

Ma di cosa trattano le due riviste? “I nostri obbiettivi sono tre - continua Gillian - l'attualita', informando su quello che succede attorno a noi, l'intrattenimento con pagine culturali, di spettacolo, di costume, e il tutto permeato dal desiderio di creare una coscienza lesbica positiva. Quest'ultimo punto secondo me è molto importante per arricchire la coscienza di appartenenza. Ad esempio, di recente abbiamo scritto storie di coming out di giovani lesbiche che frequentano le scuole superiori, di coppie “anonime” o dello spettacolo. A volte abbiamo analizzato i personaggi lesbici di film omo o criticato gli stereotipi lesbici di film etero. Insomma cerchiamo di far crescere la conoscenza della propria identita' e presentarla positivamente”. 

Tra la redazione e il mercato gli anelli deboli sono la distribuzione e la vendita al dettaglio: in tutti e due i Paesi le riviste lesbiche sono classificate come pornografiche. “In Francia la distribuzione e' in mano a una societa' di Stato. Se chiediamo di essere distribuite come riviste femminili - spiega Catherine Gonnard, ci dicono che non dobbiamo mettere foto choccanti, ovvero foto di lesbiche, perche' per loro una foto di lesbiche che si baciano e' materiale pornografico. In piu' alcune edicole rifiutano di esporre Lesbia per timore di allontanare la clientela”. Stessa cosa per Diva anche se la distribuzione e' affidata a societa' private: ci pensano i dettaglianti a relegare la rivista nell'area delle riviste porno, di solito negli scaffali in alto piu' difficilmente raggiungibili. “Ma sappiamo di nostre lettrici commenta sorridendo Gillian - che sistematicamente entrano nei negozi dove si vende Diva e di nascosto le spostano negli scaffali in basso tra le riviste 'normali' “.  

Boicottaggi, malafede, ignoranza sono gli ostacoli quotidiani che le riviste lesbiche affrontano per arrivare sul mercato: uno spettacolo che anche noi conosciamo in Italia. Per fortuna ci sono gli abbonamenti e la distribuzione nei luoghi “canonici”: locali, bar, disco, ristoranti, associazioni che in Francia e Gran Bretagna sono molto piu' numerosi che in Italia o durante le feste e i momenti di aggregazione. Uno zoccolo duro che compensa almeno in parte i limiti della distribuzione commerciale e che pone interessanti interrogativi sulla forza dei canali underground, volontaristici, cosi come della pubblicita' “porta a porta”, adattabile a nicchie di mercato cosi come a comunita' minoritarie o emarginate dai grandi volumi commerciali. 

Potrebbe essere l'argomento di un prossimo convegno? L'impatto economico dell'imprenditoria lesbogay sulla nostra visibilita'.  

Chissa', pensiamoci… 
 

Viviana Capomaccio

LESBIA

Nato quindici anni fa, Lesbia Magazine, mensile di "espressione, informazione e opinione lesbica" e' prodotto nella capitale francese da un'associazione lesbica.  
E' possibile comprarlo non solo in Francia, nelle edicole, ma anche in Belgio, Svizzera e nel Quebec. Il Magazine, nato come contenitore di annunci personali e poesie, veniva distribuito nella comunita' parigina. Poi, cresciuta la sua popolarita', la redazione ha deciso di lanciarlo sul mercato in 500 copie. Oggi tira 15 mila copie per 11 numeri l'anno ed esce con 52 pagine dense di informazioni e notizie sulla realta' lesbica e gay.  
All'inizio erano impegnate 10 donne, oggi la redazione ne conta 40 tra redattrici, corrispondenti, grafiche e contabili, che offrono volontariamente il proprio lavoro. 
Una grafica sobria, in bianco e nero, permette a Lesbia di contenere i costi e il suo prezzo di vendita, 25 franchi a numero (circa 8000 lire). Viene distribuita anche in abbonamento. Poca la pubblicita', e solo per i luoghi d'incontro lesbici: bar, ristoranti, disco. Una chiara scelta di servizio, dunque, nella politica della rivista, che lascia poco spazio alle logiche vincolanti di mercato, anche se qualcosa sta cambiando. 
Per chi vuole contattare o abbonarsi a Lesbia ecco l'indirizzo: BP 19.75521 Paris, Francia - tel.01 43 48 89 54 - fax 0143 48 11 79

DIVA 

Taglio commerciale, ma contenuto politico: questa in sintesi la chiave del successo di Diva, lesbian life and style che da aprile di quest'anno e' diventato mensile (prima usciva ogni due mesi). Nata nel 1994, una delle quattro riviste gay pubblicate dal gruppo Millivres di Londra, Diva e' il solo magazine lesbico in Gran Bretagna.  
Tira 30 mila copie e costa 2 sterline a numero (circa 6000 lire). Viene distribuita nelle edicole, nelle librerie e per abbonamento oltre che in Gran Bretagna anche in altri Paesi dell'area anglosassone (Canada, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda e Scandinavia) 
Al contrario di Lesbia, niente lavoro volontario nella redazione inglese, ma solo donne professioniste (attualmente sono quattro) e, per incoraggiare la partecipazione, i contributi delle corrispondenti o di altre donne vengono pagati, anche se poco. Largo spazio alla pubblicita', ma selezionata, che con il suo ampio spazio all'interno dei menabo', rappresenta una fetta significativa delle entrate di Diva. 
Per chi vuole abbonarsi o chiedere informazioni l'indirizzo di Diva è: Dept DV97, Millivres Ltd, Worldwide House, 116-134 Bayham Street, London NW1 OBA - tel 0171.4822576 - fax 0171.2840329 - E-mail diva@gaytimes.co.uk