ILLUMINAZIONE
Angel


“Vorrei un po’ di tempo per riflettere” mi hai detto al telefono l’ultima volta che ho tentato di chiamarti. “ Su cosa? “ ti ho chiesto. “Su di te, su di me……sul nostro rapporto”.Ma le lancette corrono troppo lente o troppo veloci senza di te….E adesso sono qui al mare a Iesolo da sola. Sono venuta solo con la speranza di incontrarti.Ieri era una pessima giornata: Sembrava la fine dell’estate e invece siamo solo alla seconda metà di luglio.Ci dovrebbe essere la canicola.E invece si gela. Ho chiesto al bagnino “Quanto costa noleggiare un ombrellone per una settimana ?“E poi ho aggiunto con nonchalance anche se mi batteva il cuore mentre lo dicevo“Ha visto Veronica , la ragazza dello scorso anno.”Mi ha risposto :”Si è arrivata oggi.Ha prenotato l’ombrellone e poi ha detto che se fosse piovuto sarebbe andata a fare un giro nei negozietti di Murano.”
Volevo scriverti una lettera prima di partire. Dirti che di te avevo visto la grandezza. Alcune pietre preziossime immerse in quel mare di mediocrità che è la vita di tutti. E che forse questa è l’essenza dell’amore. Scoprire e far scoprire all’altro quei gioelli che ognuno possiede. E tenerci gli occhi fissi tanto da rimanerne abbagliati,almeno per il periodo in cui persiste l’innamoramento.Tanto accecati da non poter scorgere le bassezze, i difetti, le limitazioni che fanno parte della natura umana.
Il primo dei tuoi diamanti è l’intuizione. Quando stiamo insieme ogni tanto mi stupisci perché io cerco di spiegarti con ragionamenti razionali una questione e procedo logicamente con la lentezza di uno schiacciasassi. Tu sembri non ascoltarmi, ma poi dici una frase che mi fa capire che sei al cuore della questione prima di me.Io ho sviluppato la qualità più maschile della razionalità. Perché allenare i muscoli dell’intelligenza mi è sembrata sempre la carta vincente.Non potevo fare altro visto che ho dovuto molto presto cavarmela da sola nella vita E farmi largo in questa società in cui bene o male serve trovare le strategie per sopravvivere.Ma anche grazie a te ho verificato quanto si può volare molto più in alto con l’immaginazione. L’altra tua ricchezza è collegata alla prima.Ed è quella di arrivare al centro delle cose. E di comunicare con gli altri dal centro di te stessa e non dalla periferia. Nonostante sia un centro ferito e pieno di dolore. Sapevi anche arrivare al centro del mio piacere quando facevamo l’amore.Una volta al culmine del godimento ti ho chiesto.” Quanti amanti hai avuto prima di me per essere così brava ?. “ “Riesco a uscire da me e dal mio corpo e percepisco quello che sente il tuo”.Mi hai risposto.Ho pensato che facevi solo la spaccona.Ma poi ho elaborato un’altra ipotesi che ancora adesso mi sembra più convincente. Forse è una caratteristica di chi ha provato quegli stati alterati di coscienza a cui nella nostra società viene messa l’etichetta di “ follia”, avere sviluppato una sensibilità più sottile.

Sono andata su e giù per la spiaggia sperando di vederti.
Mi hai detto che ti faccio paura ma in realtà è la parte di te che si è rivelata con me che temi. Di ritornare nel baratro della pazzia.” Mi sentivo scoppiare la testa ultimamente quando ti frequentavo.”
Mi sono ricordata quando ci siamo conosciute. Ormai sono passati quasi due anni.Ero appena tornata dagli Stati Uniti dove avevo fatto un viaggio da turista.Mi ero portata le foto ancora fresche all’appuntamento fissato con un’amica .Stavo parlando con lei e un’altra ragazza al bar e a un certo punto sei comparsa: esile, eterea, sembravi camminare nello spazio. Io ero intrattenuta dall’amica che mi calamitava con chiacchiere senza fine.” Mi hanno affascinato subito i tuoi occhi azzurri. E le tue braccia abbronzate e lisce che la canotta nera lasciava scoperte. Sembro sulle nuvole quando qualcuno fa la mia conoscenza ma in realtà osservo tutto.”Mi avevi confidato a posteriori quando avevamo rievocato i primi attimi dell’incontro.” E ti avevo anche guardato il sedere”.Per quanto mi riguarda sai invece cosa mi aveva colpito di te? La luce .E’ una prerogativa di chi ha una grande vita interiore emanare luce . E’ l’aura dicono gli orientali, è un campo magnetico che ti avvolge,che cresce come una foresta lussureggiante più la vita spirituale è ricca.Ho frequentato centri buddisti e yoga perché la spiritualità mi attrae da alcuni anni.E l’oriente in questo è la culla al mondo. I loro maestri non parlano generalmente molto. Ma la loro grandezza la senti, la percepisci, se ti avvicini a un lama o a uno yogi avverti che il tuo potenziale elettrico aumenta, registri bagliori di luce.Quando raccontavi della tua esperienza di lavoro con i malati di Alzheimer c’era passione, sensualità, la stessa energia che metti nei rapporti d’amore nel tuo racconto. Spiritualità e carnalità: sono sempre stati i due poli del nostro rapporto. L’averti frequentato ha reso più raffinato e ricettivo il mio spirito. Mi hai dato una mano nel percorso spirituale. Quello omosessuale è il tipo di amore che nell’immaginario collettivo è agli antipodi della spiritualità.Non è benedetto dalla chiesa, porta con sé immagini da Sodoma e Gomorra.Le parole che si associano a quella di gay nella mente sono vizioso,materialista, amorale. Gli studenti del terzo anno delle scuole superiori rimangono esterefatti nello scoprire che l’amore platonico è stato concepito da Platone come amore tra uomini..
Altra epoca ed altra cultura.In ogni caso ritengo che ogni esperienza d’amore profondo faccia bene allo spirito. Da l’impressione di superare la dualità che contraddistingue tutte le esperienze umane.Di avere ritrovato l’unità scissa. Anche se poi ti accorgi che è un’illusione.
Ma mandiamo indietro il rullino al fotogramma in cui ci siamo incontrate.Dopo i soliti convenevoli ti ho chiesto “Cosa fai nella vita?” “Lavoro in una comunità terapeutica di suore.Mi occupo di ragazze….” e qui hai fatto una lunga pausa “disgregate.”
“Io faccio la prof in una scuola superiore. Anch’io ho a che fare con qualche ragazza disgregata. Ma soprattutto i disgregati sono la maggior parte dei colleghi.”E abbiamo riso insieme, ho notato i tuoi lunghi denti bianchissimi. Avevamo trovato una base di interessi in comune. E un altro punto in comune l’abbiamo scovato mentre tornavamo insieme in treno a Mestre , dove io stavo per alcuni giorni in ferie.Era la passione delle camminate solitarie e dei lunghi percorsi in bicicletta.” Ho sempre camminato da sola anche a Treviso dove abitavo da ragazza.Avanti e indietro lungo il Sile e intorno alle mura. Quand’ero ragazzina facevo “sgroppate” di ore tutte le sere.Camminare da sola mi faceva sbollire i nervi e finalmente mi sentivo serena.Mia nonna mi ha sempre chiamato “la selvaggia”, diceva che ero come un cavallo a cui non si riusciva a mettere la sella.”
E poi ti ho offerto un passaggio sulla mia macchina che avevo lasciato in stazione.Ho sbagliato strada e al distributore di benzina ho dimenticato di pagare.”Mi scusi “ho detto al benzinaio dopo aver fatto marcia indietro” ma oggi è un giorno in cui mi sento strana.”
“ Forse perché stasera c’è il plenilunio.”
“Vieni casa mia” mi hai proposto con un sorriso seducente.E come se fossi una delle sirene di Ulisse ti ho seguito ammaliata accantonando i programmi che già avevo fatto per la serata.In frigo non avevi altro da offrirmi come drink che un bicchierone di acqua minerale.
“Levissima o Rocchetta?”Mi hai chiesto ironicamente.
“Brindiamo doppio…. così”hai toccato con il tuo il bordo inferiore e superiore del mio bicchiere.Avevamo gli occhi lucidi da ubriache. Come se ci fossimo scolate superalcolici. Le nostre pupille brillavano dell’euforia crescente che ti pervade quando scovi tra mille la persona che in quel momento è destinata a te. Sintonizzata sulla tua stessa onda di frequenza, che vibra della medesima vibrazione.Quando me ne sono andata mi hai salutato sulla porta con i due bacini di circostanza sulle guance.Ma nel voltare la testa hai avvicinato la mia bocca alla tua, facendo pressione sul mio collo.Il movimento è stato leggero.Eppure c’era un guizzo di quell’energia imperiosa, virile, che sempre ho osservato serpeggiare nel tuo corpicino così minuto e che ogni volta mi ha stupita. Abitavamo in due città diverse e lontane. C’eravamo accordate di vederci ogni quindici giorni. Ma ero io che più spesso viaggiavo per vederti.Ebbene appena arrivata spesso mi trascinavi in camera da letto, senza quasi neppure darmi il tempo per appoggiare il bagaglio. Cercavi affannosamente la mia bocca e il mio seno con una voglia di possesso rapinatoria molto maschile.In un uomo tutto ciò mi avrebbe urtato terribilmente. A te invece mi abbandonavo con una passività tutta femminile , con voglia di concedermi, di farmi possedere. Avevamo inventato un codice segreto che era la nostra lingua parlata solo nel nostro regno.Sbisighin era in veneto la voglia che ci prendeva di amarci.Paperetta la parte segreta, là sotto, che “snarnazzava” di piacere quando c’eri vicina leccandomi le cosce.Prugnette i seni che mi prendevi in bocca.L’inventrice veramente eri stata solo tu.
Un androgino perfetto, un attraente cocktail di maschile e femminile, di ying e yang,questo sei ai miei occhi.Psicologicamente ero forse più virile io. Me la sapevo cavare meglio di te nel sociale.Nel lavoro sapevo tirar fuori grinta e determinazione.Tu invece avevi tutte le qualità femminili: la ricettività, la dolcezza nell’ascoltarmi,la delicatezza nell’accarezzarmi. E anche i difetti. Passavi ore allo specchio, facendomi spazientire nell’attesa,per la cura di quel tuo visino angelico, incorniciato da boccoli biondi, fini e delicati, come i capelli di un bambino.Se penso alla tua chioma mi richiama alla mente lo spot di uno shampoo. Forza della pubblicità! Nel rapporto d’amore, invece, i ruoli erano invertiti. Il tuo corpo corrisponde, a differenza del volto, alla tua parte di identità maschile.Sei un magnifico efebo.Alta quasi un metro e ottanta , con due gambe da trampoliere ben tornite che esibisci con orgoglio, hai i fianchi stretti e il seno acerbo di una ragazzina appena pubere. “Pubertà” è il quadro di Enrick Munch che ti somiglia.
Fai parte di quella schiera di esseri evanescenti , angeli senza sesso,in cui la natura si è divertita a dimostrare che le differenze sessuali si possono ricondurre all’unità. Se ne ritrovano alcuni nelle biografie di personaggi famosi. Anne Maria Schwarzenbach, per fare qualche esempio tra molti, miliardaria svizzera , fotografa, giornalista, morta a trentacinque anni durante l’ultima guerra dopo aver collezionato molti amanti e fatto palpitare, indifferentemente, cuori di uomini e donne. Renèe Vivien, protagonista dei salotti parigini degli anni 20, nota per il suo charme, di cui parla Colette nel suo libro “Il puro e l’impuro”. Ma anche Greta Garbo, la divina, il cui fascino dicono i biografi ,che ha avuto pochi eguali nella storia del cinema, era dovuto in gran parte alla sua ambiguità.
Siete una calamita a cui difficilmente si può resistere. Chi entra nel vostro raggio d’azione, maschio o femmina che sia, rischia di perdere il sonno e la pace dei sensi.
Sei bambina e donna,dieci anni ci dividono.A volte dimostri una saggezza antica.Ma hai anche la fragilità di un bocciolo appena spuntato.Toccandoti ho paura di farti sfiorire. Assomigli a una damina del settecento di porcellana, bisogna spolverarti con cura.

“ E’ stata lei stessa una paziente della comunità per ex- psichiatriche dove adesso lavora.E’ andata ad abitare per conto suo quando aveva venticinque anni perché la famiglia non accettava che lei fosse così com’è. E da allora ha avuto dei problemi.Non riusciva ad uscire di casa senza che le prendessero attacchi di panico.Ha anche tentato il suicidio ed è stata ricoverata per questo.” mi aveva informato l’amica parlando di te.”Poi è finita dalle suore. Ad un certo punto per trattenerla le hanno proposto di lavorare per loro. La sfruttano ma almeno l’hanno messa in regola. Lei stravede in particolare per una delle monache, una certa suor Adele.” “ Ma non ti fidare però, ogni tanto non c’è con la testa” aveva continuato il grillo parlante.
“Oltre che amare una donna, che già è un problema, ti vai ad imbarcare per una che ha avuto squilibri psicologici, non ti bastano i tuoi.” Mi dicevo guardandomi allo specchio.
Avevo già vissuto una sola storia d’amore omo. Vissuta a trent’otto anni dopo aver represso per tanti anni la mia attrazione per le donne come un bubbone malato della mia vita. Poi mi ero innamorata di una donna senza possibilità di fuga.Ma pensavo fosse solo una parentesi. Sia con gli omosessuali che con gli etero mi sento sempre fuori posto . Come una tifosa iuventina che sia nella parte dello stadio degli interisti.E viceversa. Quando frequento gli ambienti lesbici mi sento gli occhi addosso. Forse perché non fumo come una turca, non mi tocco il davanti dei pantaloni come per proteggere qualcosa che non possiedo, non mi metto a fischiare con le due dita in bocca.Non che le lesbiche siano tutte o per la maggior parte così, naturalmente. Ma in certi ambienti le “donne vere” attirano ancora sguardi interessati. Insomma voglio dire che avendo accettato questa parte di me a tarda età ho costruito la mia identità intorno a quella di una donna con tutti i crismi della normalità.E anche vissuto una lunga relazione con un uomo.Anche se, in realtà, non c’era stato vero amore da parte mia.Probabilmente solo la solidarietà di due naufraghi che avevano avuto alle spalle due famiglie infelici.In lui mi aveva colpito la parte femminile della sua personalità.

“ Mi ricordo che da quando avevo tre anni ho sempre guardato le donne con attrazione.”mi ha detto Marisa, un’amica lesbica autentica.Probabilmente mi considera un’infiltrata nell’ambiente . Siccome non sono DOC visto che non ho celato i miei trascorsi da etero risulto sospetta.
O semplicemente una viziosa che pesca da entrambe le sponde per alimentare la sua lussuria.
“Ognuno di noi è composto di una parte maschile, l’animus, e di una femminile anima a prescindere dal sesso biologico.” commenta la mia psicoanalista junghiana, che quando parla sembra sempre citare a memoria un libro o un articolo.
“ Non è assolutamente anormale mettere in gioco nei rapporti d’amore entrambe le parti Per alcuni psicoanalisti la bisessualità è la più completa espressione delle potenzialità d’amore di un individuo.Per questo non si senta malata ma continui a sperimentare finchè troverà la persona giusta per lei.”
Si , va bene sperimentare . Ma così continui ad essere spaiata. Mentre gli altri mettono in piedi famiglie ed esibiscono figli e mariti. Non è piacevole confrontare le cucce calde di chi ti sta intorno con i morsi del gelo della tua solitudine.
“Forse la sua omosessualità ha a che fare con i suoi problemi con sua madre.”
Ma perché mai solo l’amore tra donne doveva essere analizzato dalla parte della madre.In ogni storia ognuno mette quello che è stato.E che i parenti, gli amici, i conoscenti hanno contribuito a creare. Per questo in ogni relazione c’entrano la madre, il padre, lo zio, l’amico d’infanzia.Ma nessuno si preoccuperebbe di vedere se c’è lo zampino di mammà se mi relazionassi con un uomo. E’ così difficile liberarsi per questo tipo di amore dalla cappa delle interpretazioni psicoanalitiche. Affermare semplicemente di fronte al mondo:
” Amare una donna mi coinvolge di più affettivamente, sessualmente, emozionalmente perché una donna per sua natura è più portata a dare. Punto.”
Agnese, una pimpante cinquantenne conosciuta in un bar gay, che mi aveva confidato di essersi innamorata di una donna dopo vent’anni di matrimonio, commentava la cosa in questo modo:“ Quando per una vita hai mangiato riso bollito ti sei convinta che fa tanto bene e ti tiene in salute. Ma un certo giorno vai al ristorante e scopri le lasagne. Per me l’eterosessualità è come il riso bollito.Va bene per la quotidianità, per i giorni feriali. L’immagine sociale è salva. Un uomo non mi ha mai intrigato a livelli profondi come una donna.Ma neanche sconvolto nella stessa misura.Le lasagne sono solo per la festa.La passione brucia e consuma.”

Dopo quel primo giorno passato insieme sono tornata a casa a Milano.Ma prima ti ho invitata in Lombardia.
“Speriamo che il treno non porti ritardo…….. E se per caso non dovessimo vederci alla stazione………prenderei quello che parte nella notte e tornerei a Mestre.” sul cellulare esprimevi così la tua paura di viaggiare, l’ansia di lasciare il nido così rassicurante che è per te la comunità.
“Temo di disturbarti venendo a casa tua”
“Ma che dici. Ti ho lasciato una pigna di piatti da lavare e una lista di “cosucce” in casa da sbrigare”
“Non scherzare. Mi piacerebbe davvero rendermi utile.Mentre sei a scuola potrei davvero rimetterti in ordine la casa.”
“ Non sai quanto ci vorrebbe.Un’impresa di pulizie per un mese.Il disordine è congeniale alla mia casa come a me.”
Così preparavamo il nostro incontro e la tua voce così calda e seducente apriva varchi enormi come caverne dentro di me.
Quando finalmente sei arrivata, però, la comunicazione sembrava difficile.Ci conoscevamo appena e ognuna non sapeva quale carta giocare e quale tenere coperta nel gioco della seduzione.Così alla fine ci siamo messe a letto presto.Mi sono addormentata subito di un sonno leggero. La notte prima non avevo chiuso occhio per la tensione dell’attesa.Mi sono svegliata con te che dicevi :”Sono rimasta scoperta per un po’ perché ti sei tirata tutte le coperte dalla tua parte. Ho una spalla congelata ma non avevo il coraggio di svegliarti.”
Presa dal rimorso per aver dormito e per averti lasciato al freddo per farmi perdonare
ti ho messo un braccio intorno alla spalla in modo amichevole. Ed è stato allora che mi hai baciata. Con la lingua scandagliavi il fondo del mio mare, aprivi la profondità del mio essere.
“Non me la sento”ho detto esprimendo con queste parole tutti i dubbi che mi avevano perseguitato nelle ultime settimane. In silenzio mi hai lasciato riposare sul tuo petto magro.Poi mi hai ripreso nel vortice della tua passione e del tuo desiderio . Come in un cono rovesciato mi hai spinto in volute sempre più alte su verso il cielo, ho percepito vette immacolate, aria cristallina, pace, assenza di limiti, infinito.
Quella notte mi hai insegnato una formula che poteva propiziarmi i tuoi favori di dea pagana. Se la recitavo sapevo di aver diritto a gustare quel nettare di ambrosia e manna che con la tua bocca e le mani spargevi sul mio corpo. “ Dimmi ANCORA ” Mi ricattavi seducente sottraendoti a me “ Ancora, ancora” ho ripetuto schiava delle tue catene d’amore.
La mattina dopo avevi insieme il sorriso orgoglioso di chi ha compiuto una grande impresa e quello sornione del discolo che ha fatto una marachella.
Non ho mai ringraziato nessuno per le sue performances sessuali. Ma sentivo la voglia di applaudirti che viene a un concerto dove la melodia ti ha veramente conquistato. Una gratitudine che non riesci ad esprimere in altro modo.Anche se mi sentivo per questo un po’ ridicola.

Così ti ho dato solo un bacio lieve e poi sono corsa a scuola. In cima alle scale mi aspettava Isacco, un mio alunno quindicenne, grassottello e infagottato in una tuta che è di un paio di taglie in più della sua.Perché così usa tra le nuove leve degli studenti.Erano un po’ di mattine che mi aspettava sempre nello stesso posto: si sarà preso un’infatuazione per me? Mi ha sorriso mostrando l’arcata dentaria coperta dall’apparecchio. E il suo sorriso mi ha fatto dimenticare la lanugine di sporcizia sulle scale diroccate, il degrado degli ambienti scolastici, la mancanza di carta igienica nei bagni, il grigiore e la fustrazione stampate sulle facce dei colleghi. Che so che sono lo specchio della mia.
“ E’ raggiante stamattina , prof…” mi ha detto.


L’attaccamento : è ciò la radice di ogni male. Leggo questo al riparo dell’ombrellone nella Bhagavad Gita, il Vangelo degli indiani. Più abbiamo brama di possesso, attaccamento a cose e persone più saremo destinati a soffrire. Il desiderio è parente stretto del dolore,cugino di sangue o l’altra faccia della medaglia. Se fosse possibile tirare i remi in barca rivolgere l’attenzione alla propria interiorità , lì solo potremmo trovare gioia e pace.Ma alzando gli occhi dal testo incontro quelli azzurri della mia vicina di sdraio.E capisco che il demone del desiderio è sempre in agguato.La lotta interiore continua tutta la vita come nella Bhagavad Gita. Coinvolge parti di noi che sono parenti stretti tra loro, zii e nipoti, fratelli e cugini, come avviene nel canto di Krishna che è un poema di guerra. Il desiderio e il dolore,l’amore e l’odio,la compassione e l’egoismo dentro di noi se le danno di santa ragione. Qualcuno ogni tanto muore, ma poi rinasce per ricominciare di nuovo la tenzone.

pubblicato il 28 maggio 2003

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