TU CONTRO L'INFINITO
Josie

Te lo ricordi il giorno in cui ci siamo conosciute? Era il 25 Aprile di un anno fa, fuori la giornata era splendida, avevo appena finito di studiare e mi venne voglia di chattare. Era un periodaccio per me, mi sentivo estremamente confusa, non riuscivo a capire chi e cosa fossi, quello che volevo…l’amore tra due donne mi aveva sempre affascinato ma mi accorgevo che la mia non era solo curiosità, era qualcosa di più serio, profondo che probabilmente facevo finta di non vedere. Non che mi fossi mai innamorata né invaghita di una donna prima di te ma sai, quando non sei consapevole di certe cose è come se non ci fossero, involontariamente le sopprimi, le soffochi. Ma era pure vero che mai un ragazzo mi aveva folgorata, con loro era la classica storiella di qualche giorno, massimo un mese, che dopo un po’ ti scoccia perché in fondo non ti piace veramente. Fatto sta che quel giorno decisi di entrare in una chat per donne omosessuali, per capire, e devo ammettere che il primo impatto fu terribile! Quella chat room tutto era fuorché per lesbiche! C’erano tanti che programmavano incontri a tre o sadomaso o addirittura incesti! E poi, quando ti sembrava di stare per conoscere una tipa interessante ecco che scoprivi che in realtà era un uomo e che era lì per chiederti se tu e una tua amica potevate aiutarlo a soddisfare i suoi sogni erotici! Roba da pazzi!!! Proprio mentre stavo per chiudere, delusa e affranta, ecco che si apre una nuova finestra e il tuo nick, Fidelia, si colora di rosso.

- Ciao, come va? - iniziasti tu.
- Ciao, abbastanza bene grazie. Come ti chiami? -
- Anna e tu? -
- Erasma -
- Uhm, nome particolare…anni? -
- 18. Te? -
- 21. -

E fu così che mi parlasti di te, del tuo lavoro di modella, della tua storia da poco finita, delle tue delusioni, del fatto che ormai non credevi più nell’amore, non volevi storie serie, mi dicesti. Da quelle poche righe che mi scrivesti capii che eri  magica, vitale, sempre pronta a scherzare, a sdrammatizzare, a fare casino, una persona un po’ spericolata che viveva senza limiti, senza costrizioni, senza ripensamenti. Non so come si possa capire tanto di una persona comunicando attraverso un freddo cavo elettrico lungo chissà quanti chilometri, come ci si possa fidare da subito, come si possano provare delle emozioni così intense stando di fronte ad una macchina, però è così, inspiegabile, assurdo, illusorio, ma vero.

Quando mi chiedesti di scambiarci i numeri di cellulare non sapevo cosa risponderti, mi prese il panico, da un lato avevo una paura tremenda di quello che sarebbe potuto succedere, di quello che avrei potuto scoprire (di me intendo) ma da un altro il cuore che batteva come un tamburo, la testa che mi girava, i brividi alle spalle mi dicevano che era quello ciò che volevo veramente. E così lo feci, chiedendoti però in tono quasi supplicante di non chiamarmi, di mandarmi solo sms, il perché però non te lo sapevo spiegare e in fondo non c’era un vero perché, è solo che quando ti trovi a vivere delle emozioni così complicate , intrecciate e in conflitto tra loro va a finire che segui quella che non dovresti in nessun caso seguire, quella che ti porta sempre a rinunciare, a non rischiare, a non vivere mai: la paura.
Passò un giorno in cui non ebbi notizia di te, non volevo essere io ad iniziare a farmi sentire, potevo sembrare opprimente e poi lo sai benissimo, sono sempre stata stupidamente orgogliosa. Ad un tratto, mentre ero assorta nella lettura della mia posta elettronica , intenta a fare un po’ di pulizia in quella cartella sempre piena di e-mail tutte uguali, monotone, banali ecco che il mio cellulare squilla e la melodia di Celine Dion si diffonde per la stanza…

- Pronto? Chi è? -
- Ciao, sono io, Anna. Ricordi? Ieri, in chat… -
- Ah si, ho capito. Ma non avevamo deciso che non avresti chiamato? -
- Hai ragione scusa ma temevo fossi un uomo in vena di prendere in giro qualche mal capitata, pensa che avevo già    pronta la ramanzina!!!
- Effettivamente non hai torto, probabilmente avrei fatto anch’io la stessa cosa, non c’è da fidarsi… -
Avevi nascosto il tuo numero per evitare che io, vedendo che eri tu che stavi chiamando, potessi rifiutare la chiamata o semplicemente non rispondere. Sei sempre stata un tipo in gamba tu. Ora però c’è una cosa che devo confessarti: in realtà finsi di non riconoscerti subito ma avevo già capito tutto da quel “Ciao”: una voce così femminile, così melodiosa, così dolce non poteva che essere la tua, non poteva che appartenere a quella ragazza misteriosa che mi era già entrata dentro. Mi piacque parlare con te, mi mettesti di buon umore e l’imbarazzo, il sentirsi a disagio sparì prestissimo, mi ritrovai a raccontarti di me, di quello che facevo, dei miei studi, delle mie ambizioni, delle mie passioni e pensa che non riuscivo più a fermarmi, tutto veniva da sé, con te non bisogna preoccuparsi di riempire gli spazi vuoti di una conversazione, fila tutto liscio.  E quando, dopo circa mezz’ora di chiacchiere, mi dicesti che avevi da fare e decidesti di chiudere con la promessa che ci saremmo sentite al più presto, già mi mancavi, già mi sentivo profondamente sola…

Ci sentimmo spesso nei giorni a seguire sia via chat,  sia via sms che via telefono e ogni volta era più bello, diverso dalle altre e più intimo. Man mano che passava il tempo i discorsi diventavano sempre più personali, avevamo bisogno di sapere tutto l’una dell’altra e così non ci facevamo scrupoli ad essere troppo dirette, troppo invadenti. Fu così che venisti a sapere che non ero mai stata con una donna, che non sapevo nemmeno come si faceva a farci l’amore! Ricordo ancora la tua risatina maliziosa e quasi protettiva, ti sembrava davvero tanto strana una cosa del genere? Certo, se mi lasciavo seguire dall’istinto e da un po’ di fantasia riuscivo pure ad arrivarci, ad immaginare la scena però mi sembrava così puro, così travolgente da non avere niente di quello che la gente comune, che ha una mentalità comune e che vive una vita comune ci mette dentro: non c’era nulla di perverso in quello no? E allora cos’è che diceva la Chiesa? Di quali “atti impuri” parlava? A quali anomalie, a quali offese, a quali insulti alla morale si riferiva? Allora ero abbastanza ingenua (eppure è passato solo un anno!), mi bevevo tutte le favolette che fin da piccola ti mettono in testa, ma stavo iniziando a crescere, a pensare per conto mio, a non farmi condizionare dai genitori, dagli amici, dalla gente sommersa dai pregiudizi. Me lo spieghi perché ci si deve aizzare su tutto ciò che è diverso? Su tutto ciò che non rientra nei canoni della normalità? Quante volte in preda alla rabbia ti ho detto (come se non lo sapessi già!) che normale non è sinonimo di giusto? E quante volte mi hai risposto che sono un’ idealista perché credo di poter cambiare il mondo ma che per questo sono tanto ingenua? Tante, davvero tante. Ma adesso non pensiamoci più, continuiamo a ricordare insieme.

Ogni mattina a scuola aspettavo il tuo messaggio di buon giorno e a volte, per rispondere alle tue chiamate, mi sono beccata i rimproveri dei professori che mi vedevano, stranamente, sempre fuori, sempre in bagno, sempre con un cellulare in mano e con l’aria assente come se fossi da un’altra parte. E lo ero, ero con te, ovunque tu sia stata in quegli attimi, io ero lì vicina, ti tenevo la mano, ti abbracciavo, ti consolavo, ti baciavo la fronte anche se tu magari non te ne sei accorta. Ero con te anche quando stavi con il tuo ragazzo, eh sì, perché eri ancora fidanzata ricordi? E soffrivo da cani a pensarti tra le braccia di un altro, a muoverti su di un altro corpo, con impresso l’odore di un altro. Quando mi dicesti che eri impegnata ma che non lo amavi, non ti capii, a che scopo starci assieme? E poi tu volevi una donna, non un uomo…ora invece credo che sia dovuto un po’ all’abitudine, un po’ alle tue rinunce, un po’ al bisogno di affetto che avevi ma che negavi di avere, un po’ al bene che gli volevi… Nel frattempo però frequentavi altre donne, storie basate sul sesso, sull’attrazione reciproca, niente di serio ok, ma che però mi buttavano a terra. Addirittura mi chiedevi consigli in chat su come poter conquistare la tipa di turno ed io da buona “amica” te ne davo di consigli e insieme a questi era come se ti consegnassi un pezzo di me che se ne andava. Non credevo di avere speranze con te, eravamo, e lo siamo tuttora, molto lontane, ci separa  il mare, tu eri stupenda, la mia ninfa, i tuoi occhi azzurri facevano invidia al mare che bagna le coste della tua amata Sardegna, i tuoi capelli mi facevano venire voglia di sprofondarci il naso per rubarne il profumo, per non parlare poi delle tue labbra, morbide, sottili, rosate ed io invece non ero né sono niente di particolare. Ancora una volta mi sbagliavo, sei sempre stata imprevedibile, non sono mai riuscita a comprenderti del tutto.

Un giorno al telefono mi dicesti che avevi deciso di dare una svolta alla tua vita, avevi lasciato il tuo lavoro, il tuo ragazzo e le tue “amichette”. Di lì a poco saresti partita per un'altra città alla ricerca di nuove amicizie e di un altro lavoro per l’estate. E così facesti. In men che non si dica ti trovasti nei panni di una cameriera in una zona che in genere è affollatissima. Hai lavorato tanto, i turni erano stressanti , ma devo ammettere che mi è sempre piaciuta la tua dedizione, la tua buona volontà, l’impegno e l’entusiasmo che metti in ogni cosa che fai, dal lavarti i denti la mattina a quando facciamo l’amore…
Da un po’ di tempo mi girava nella testa l’idea di prendere un aereo e venire lì da te ma non osavo chiedertelo. Quando poi fosti tu a farlo quasi come se mi avessi letto nel pensiero, come se riuscissi a sentire i miei silenzi, accettai al volo, senza pensarci su due volte, dimenticando che vivevo con i miei e che di te, loro non sapevano praticamente nulla, nemmeno che esistessi. E come ci si aspettava  rifiutarono senza lasciare aperto nessuno spiraglio: Chi è questa tua amica? Da dove spunta? L’ hai conosciuta in chat? Ti rendi conto che potrebbe essere chiunque? E poi di amiche ne hai tante, stai con loro che non creano problemi… I soliti discorsi da genitori no? So che lo fecero a fin di bene ma non immagini quanto male invece riuscirono a farmi. Pensavo spesso a scappare, a mollare tutto e se non fosse stato per te che mi calmavi, che mi facevi ragionare forse l’avrei fatto, sarei venuta da te e chissà come sarebbe andata a finire…

Sono sempre stata un tipo impulsivo, una persona che quanto le monta il sangue alla testa non capisce più niente, vede tutto rosso fuoco e fa la prima cosa che le viene in mente e tu molto spesso hai dovuto anche acquietarmi…Dico “anche” perché sono tante le cose che hai fatto per me, mi hai reso viva, mi hai fatto maturare, sei stata l’unica capace di farmi sudare freddo, di annebbiarmi la vista, farmi provare sensazioni forti a tal punto da doverle gridare per renderle autentiche, non so se mi capisci.
I giorni che seguirono furono neri, mi ero chiusa al di fuori del mondo, o te o nessun altro e visto che non potevo averti allora me ne stavo in camera, eremita in casa mia, ad ascoltare musica soft che inevitabilmente mi deprimeva di più. E andavo avanti aspettando sera, il momento in cui parlavamo, e i problemi scomparivano, poi, ritornavano inesorabili, erano sempre lì ad attendermi, non c’era verso di mandarli via. Non avevo più dialogo con i miei che vedevo come nemici ma man mano mi arresi, che altro avrei potuto fare? Ero troppo vile per scappare davvero, non che tu fossi poco importante, il problema ero io. E con il tempo la situazione ritornò normale fino a poco tempo fa, quando mi proponesti di venire da te, a Roma, dove nel frattempo ti eri trasferita per lavoro… Questa volta giocai bene le mie carte con i genitori e riuscii a convincerli, d’altronde Roma non era la Sardegna no?

Un giorno di ottobre presi finalmente il treno che mi avrebbe condotto da te, alla vita, alle gioie dell’amore, ai tremiti della passione e in meno di tre ore ti trovai davanti, la visione più bella che ad un uomo potrebbe essere concessa di vedere. E’ vero, ti avevo già visto in foto ma dal vivo è un’altra cosa, il tuo aspetto fisico si mescola al tuo modo di muoverti, di sorridere, di gesticolare, rende i contorni del resto dell’ambiente sfumati, e ad un tratto non ci sei che tu, tu contro l’infinito…
- Madonna mia! Non posso crederci,sei davvero qui! - mi dicesti in preda all’emozione
- Vieni qui ti prego, abbracciami forte, fammi sentire che ci sei, che sei qui solo per me… -
Poterti toccare, sfiorarti, annusarti mi sembrava incredibile, irreale. Eri proprio tu quella che mi stringeva? Era proprio tuo quel respiro sommesso, quel battito frenetico? Si lo era.

Mi portasti a casa tua, mi proponesti di uscire e visitare Roma ma io con te volevo stare, da sola, sul tuo letto, sul tuo corpo, con le mani che ti sfioravano dappertutto, che non trascuravano nemmeno un centimetro della tua pelle.Volevo averti, ero stufa di aspettare, lo avevo fatto abbastanza. Ti capita mai di avere aspettato tanto, mesi, anni sopportando il dolore, e quando poi stai per avere quello che vuoi non sei più in grado di aspettare nemmeno un secondo in più? Fu proprio quello che accadde a me. Senza dire una parola mi avvicinai freneticamente a te, ti presi le mani e iniziai a baciarle, passando la lingua tra le dita e risalendo fino alle spalle, al collo poi ti baciai piano la fronte, le guance, e di nuovo il collo senza passare per le labbra…Volevo farti impazzire e ci riuscii benissimo perché in preda all’impazienza mi baciasti sulle labbra, con la lingua, quasi con rabbia, tentando di sfogare quel miscuglio di sentimenti e pulsioni che avevi dentro. Mi prendesti tra le braccia, mi trascinasti sul divano e ti stendesti sopra di me, calda, soffice e la mia pelle iniziava a scottare, dovunque la toccassi. In quel momento non sapevo nemmeno cosa fare, avevo paura di fare una figuraccia, di non essere all’altezza delle tue ex, non avevo esperienza e all’inizio non mi lasciai andare. Ma tu te ne accorgesti e sussurrandomi “amore mio, non preoccuparti, non succederà niente che tu non voglia, se non ti va fermami subito” fosti in grado di rendermi sollevata e dimentica delle mie inibizioni. Ci spogliammo avidamente e frettolosamente ma il resto avvenne con calma, volevi darmi il tempo di ambientarmi, di rilassarmi… Le emozioni che provai non riesco ad esprimerle, ho l’impressione che qualsiasi cosa dica sia troppo poco e per questo preferisco non farlo tentando in cambio di dimostrartelo ogni volta che stiamo insieme.

Ora sono qui accanto a te che dormi, che sospiri beata dopo aver fatto l’amore…E’ passato del tempo dalla nostra prima volta, ma ancora ne ricordo i dettagli. Ci sono state delle incomprensioni tra noi, dei periodi di crisi in cui mi mancavi da togliere il respiro e non potevamo vederci però li abbiamo superati insieme e così continueremo a fare se mi permetterai di starti accanto per il resto della nostra vita sfidando il tempo, la lontananza, i pregiudizi e la superficialità…………

Questa è la mia lettera d’amore per te, l’unica lettera forse che abbia mai sentito veramente mia…
Ti guardo distesa sul letto, ti guardo respirare e mi rendo conto di quanto io sia fortunata… Aspettami ora, non svegliarti, ho voglia di addormentarmi legata a te…