Juana Inés de la Cruz (1648-1695)
Versi d'amore e di circostanza. Torino: Einaudi, 1995.

[Le poesie furono scritte per María Luisa Manrique de Lara y Gonzaga, contessa di Paredes, marchesa di Laguna e viceregina del Messico dal 1680 al 1688]


Poichè la possiede nel suo pensiero, indica tutta l'inutilità della vista degli occhi

Pur se mi accecò il guardarti,
che importa vedere o no,
se dell'anima i diletti
anche un cieco può vederli?
Quando l'amore tentò
di fare tue le mie spoglie,
Lysi, e la luce mi levò,
diede all'anima quegli occhi
che dal corpo mio sottrasse.
Diede a me, perchè potessi
con più attenzione adorarti,
occhi con cui contemplarti;
e così ebbi miglior vista,
pur se mi accecò il guardarti.

E prima questi occhi in me
erano intralci penosi:
non avendoti per sè
è chiaro che erano oziosi
non potendo veder te.
Accecarsi, a mio vedere,
fu una grande provvidenza
poichè non potevo averti:
a chi più luce non ha,
che importa vedere o no?

Ma è una gloria così rara
quella che ho nell'adorarti,
che, se pure mi uccidesse,
porrebbe fine la gioia
a quel che il dolor non seppe.
Ma che importa se la palma
mi sottraggono, violenti,
in questa amorosa calma,
non del mio corpo i tormenti,
ma dell'anima i diletti?

Così avrò nella violenta
condanna di non vederti,
a sollievo del tormento,
sempre il mio pensiero in te,
sempre te nel mio pensiero.
Qui nell'anima vedrò
il centro dei miei affetti
con gli occhi della mia fede:
chè piaceri immaginati,
anche un cieco può vederli.

Dono in cui l'affetto fa omaggio di semplicità

Lysi, alle tue belle mani
dono castagne spinose,
perchè dove abbondan rose
non posson mancare spine.
Se tendi alla loro asprezza
e con questo il gusto inganni,
perdona la rustichezza
di chi te le regalò;
perdona, ché questo riccio
solo può donar castagne.