Mirella pubblicato il 17/06/01

STORIE
Seconda parte

1° capitolo

Con Marina diventava ogni giorno più forte.
Sentivamo istintivamente che non si poteva fare al meno l'una dell'altra. Ma ancora il tempo doveva fare il suo corso….
Maurizio era stato trasferito ad Avellino. Gli restavano pochi mesi al congedo.
Quasi ogni sera andavamo a trovarlo. Non era semplice. Non capivamo cosa ancora ci facesse stare insieme.
Ognuno viveva questa storia dalla propria angolazione. I ruoli si erano modificati, adesso era Marina il perno principale.
Fra me e Maurizio i muri si erano fatti enormi, anche se paradossalmente ci volevamo un gran bene. A chi è mai capitato di vivere una relazione così complessa sa bene che è difficile dare una collocazione precisa ai sentimenti che si provano, soprattutto verso colui o colei che diventa prevalentemente rivale. C'è una vasta gamma di emozioni che si alternano dentro: prevaricare sull'altro/a, possederlo/a, provare una sorte di complicità che unisce ma dopo pochi attimi sentire tutta la pericolosità di questa persona.

Comunque più si andava avanti è più tutto diventava insostenibile, tutto si complicava, non c'era niente che ci facesse vivere anche un solo attimo di serenità.
A tutto questo io arrivavo a rispondere sempre in un unico modo: LA FUGA!!!!!!!

La prima volta avvenne all'inizio del '77.
Ricordo che fu una di quelle giornate particolari…. Discussioni, scazzi, scontri all'infinito con lui e con te……
C'era una cosa che ti faceva impazzire Marina: i miei silenzi il mio modo, come tu lo chiamavi, di girare la chiave e chiudermi nel mutismo. Ti faceva andare in bestia, diventavi aggressiva e violenta, ma forse erano i miei silenzi più violenti…..
Arrivammo alle 8 di sera senza più forza.
Tornai a casa mia, non feci altro che salire, preparare una semplice valigia e mettermi in macchina, andare via da te da lui, da tutti….. L'unica cosa che portai con me, oltre ai pochi vestiti, fu la chitarra.
Destinazione sconosciuta….. Guidai tutta la notte. Mi accompagnò per tutto il viaggio una cassetta di Venditti, c'erano dentro le più belle: "Nata sotto il segno…; Giulia….. A tratti dovevo aprire il finestrino per far si che quell'aria gelida mi tenesse sveglia.
Stranamente dopo circa 7 ore di viaggio, mi ritrovai a Vicenza, sotto casa tua Laura , alle 6 di mattina con il mio scampanellare il clacson e chiamarti……..
Se rimanere di sasso può essere un'espressione: rimanesti di sasso. Lo ricordi Laura? La prima cosa che facesti fu quella di zittirmi:
- "Vicenza non è Napoli. No puoi arrivare alle sei di mattina e svegliare tutto un quartiere" poi subito dopo:
- "ma che ci fai qui???? "
- Mi trovavo di passaggio!!!!!
- " Sei la solita pazza. D'accordo saliamo su e poi mi spiegherai"

Cara dolce Laura. Nate da madri sorelle ma è troppo riduttivo chiamarsi cugine, non trovi?.
Quando morì tua madre preferisti restare a casa nostra. Siamo cresciute per tanto tempo insieme. Ogni tanto ritornavi su a Vicenza per salutare tuo padre, ma poi dopo un mese o due non reggevi e scendevi di volata. Hai sempre considerato più noi la tua famiglia.
Dopo aver fatto colazione insieme, andai a riposarmi un poco. Dormii appena un paio d'ore ma mi sembrarono un'eternità. Al risveglio stentavo a capire dove mi trovassi. Fu la voce di mio zio a farmi ricordare….
Dovevo almeno avvisare mia madre, lo feci nel pomeriggio. La telefonai e, tranquillizzandola le dissi di non dire, a chiunque mi cercasse, dove fossi. Ne fu felice, ormai negli ultimi tempi aveva acutizzato il suo sentire. Iniziava ad intuire che tra me e loro qualcosa di oltre c'era, e, giustamente dal suo punto di vista non ne era troppo contenta.
I giorni passavano ed io ero sempre più determinata a non tornare indietro.
Ricordo che quasi ogni sera si usciva con Laura. C'era gente simpatica, stavo accarezzando anche l'idea che per un po' avrei potuto cercare lavoro da quelle parti.
Fu una di quelle sere che conobbi Alberto. Mi colpì subito. era molto bello…. dolcissimo da subito con me….. Fu la prima volta che tradii la storia con voi due…. Fu la prima volta che assaporai l'idea di una vita diversa, di una storia diversa. Era libero, non c'erano ostacoli tra noi. Lui aveva tutto quel che fino a quel momento nessuno mi aveva dato: la tranquillità. Sapevo che non era amore per me ma mi piaceva il suo modo di amarmi, il suo sapermi dare tanta sicurezza.
Stavamo bene insieme. Mi ero trasferita a casa sua.
Ormai erano passati quasi due mesi Da quella sera che ero scappata via da voi.
All'epoca non esistevano ne i cellulari, ne "chi l'ha visto?", quindi quando non volevi essere trovata, ci riuscivi benissimo.
Solo un giorno fu io a telefonare a Maurizio, (con lui mi sentivo più forte). Gli chiesi come andava e come stava Marina, riuscì solo a domandarmi dove stavo e quando sarei tornata, ma non ebbe nessuna delle due risposte, feci in modo che la linea cadesse.

Con Alberto apparentemente le cose stavano prendendo la giusta piega; solo a te Laura non la davo a bere, conoscendomi quella storia non ti convinceva.
Si arrivò così alla settimana prima della Pasqua '77. Decisi che era arrivato il momento di ritornare. Non vedevo i miei da più di tre mesi. Con Alberto eravamo d'accordo che mi sarei avviata e lui, per le ferie di Pasqua mi avrebbe raggiunto a Napoli. In programma avevamo di ritornare dopo di nuovo su insieme.

Arrivai a casa di notte, nessuno sapeva del mio rientro.
La mattina dopo già non capivo più niente. Mi ero ripromessa di non cercarvi, ma appena sveglia, una doccia e via al Partito.
Appena misi piede sulla sede ci fu un coro generale: "Ma che cazzo di fine hai fatto? Ti sembra questo il modo di sparire", dopo neanche trenta secondi dall'ultima stanza arrivò Maurizio, non mi guardò neppure in faccia.
Il tempo di entrare al bar ed ordinare un caffè, sentii che improvvisamente tutti zittirono, un silenzio irreale. Ero girata verso il bancone, con la tazzina in mano, istintivamente mi voltai e ti vidi: stavi dietro di me con uno sguardo che ancora adesso se chiudo gli occhi rivedo. Lo confesso ebbi paura. Ti avvicinasti a me molto lentamente, gli sguardi di tutti erano puntati su noi, ricordo che come al solito avevo le mie ray-ban, tu hai sempre odiato i miei occhiali, dicevi che mi nascondevo dietro loro. Praticamente mi eri di fronte, notai un livido enorme sul tuo viso, abbastanza profondo, (dopo mi dicesti che poche notti prima, convinta che il telefono stesse suonando ed ero io, ti eri lanciata da letto cadendo). Non facesti altro che togliermi gli occhiali, schiacciarli letteralmente tra le tue mani e buttarli nel cestino. La tensione si tagliava col coltello, poi senza fare una piega prendesti la tazzina di caffè dalle mie mani e lo bevesti. Pensai adesso mi uccide e non avrebbe neppure tutti i torti. Sul tuo viso c'erano i segni di tutti quei mesi di sofferenza. Del non sapere che fine avessi fatto. Maurizio era entrato nel bar e stava immobile. A quel punto, finalmente, mi dicesti:
- "Andiamo via di qui, scendiamo". Tirai un sospiro di sollievo…….
Con la mia macchina andammo vicino al mare e li iniziasti a parlarmi. Io ti ascoltavo in silenzio. Mi raccontasti di quel segno sul tuo viso, dei giorni in cui credevi di impazzire, di quando ero stata vigliacca a scappare. Io ti ascoltavo e dentro capivo quanta inutilità aveva avuto la mia fuga, di quanto mi eri dentro più di tutto più di tutti.
Maurizio fu molto dolce, credo anche perché, non come lei, ma aveva sofferto molto.

Si ricominciò tutto da capo……

Non chiedetemi di Alberto, vi prego. Passò Pasqua e con 1000 scuse rimandavo sia la sua venuta che il mio ritorno. Alla fine credo che comprese e non ho mai più avuto sue notizie.
Ogni tanto mi torna alla mente, cosa sarebbe stata la mia vita se…… (quanti se… nella mia vita, quanti bivi quante strade avrei potuto prendere e non ho preso).

2°capitolo

E si arrivò all'estate del '77. Avevo programmato quella vacanza da tempo, sarei andata in Sardegna con la vespa da sola.. Ogni tanto Marina tentava di distogliermi da questo progetto, ma a me non andava. Lei diceva che stavo di nuovo scappando, vero sicuramente, ma in quel momento era quel che volevo.
Avevo prenotato il traghetto per il 29 giugno solo andata, l'idea di girare la Sardegna in lungo ed in largo senza limiti e senza scadenze mi dava un senso di libertà, mi sentivo felice. Da quanto tempo non mi sentivo felice….
Ma non mi fu concesso.
Pochi giorni prima della mia partenza mi dicesti:
- "vengo con te"
- "e lui?"
- "anche".
Certo avrei potuto dire no, avrei potuto comunque andarmene da sola con la mia vespa e lasciare che venissero per proprio conto, ma una parte di me desiderava anche partire con loro (sicuramente la parte più masochista).

La data di partenza fu la stessa, ma in quel momento fu deciso e prenotato anche il ritorno…..il 3 agosto….
Era la prima volta che vedevo la Sardegna (in seguito l'ho amata tanto da tornarci quasi ogni anno). Nel porto di Cagliari mi stupì vedere come il mare anche in quel punto, era di una bellezza stupefacente. Tutto intorno era da mozzafiato, anche per chi come me vive in un posto di mare.

Fra di noi sembrava quasi che le cose filassero per il giusto verso. Vivere le stesse emozioni che quei posti ci davano, fu quasi una specie di tregua.
Si viaggiava in macchina, appena trovavamo un posto particolare, piantavamo tenda e sacchi a pelo e ci si rimaneva qualche giorno.
E fu in uno di questi luoghi che iniziarono di nuovo i problemi, mai sedati tra noi.

Eravamo arrivati a Porto Torres, ci eravamo fermati in un campeggio stupendo. Subito volli andare in spiaggia. Chi ha visto quei posti può capirmi. Era all'interno di una baia e la sabbia mista a ciottoli di color rosa per i mille frammenti di corallo che conteneva, dava a quella spiaggia un senso di magico.. Me ne innamorai subito.
Dopo poco che si era sistemato tenda ed il resto iniziò tra noi una di quelle discussioni megagalattiche che si distinguevano per l'inutilità e per la sterilità di una decisione seria. Come al solito fui io a bloccarla. Alzandomi ed andando via. Presi la chitarra e me ne andai in spiaggia.
La mia chitarra, il mio bisogno di essere da sola e sentirmi un tutt'uno con lei.
Fino a sera non ci incontrammo.
Mi ritrovai al bar. C'era un gruppo di ragazzi con cui subito si entrò in amicizia. Altre chitarre, voglia di conoscersi,
Si decise il classico falò di mezzanotte sulla spiaggia. Ne ero felice, mi dava la possibilità di non girare a senso unico su questa storia.
C'era una ragazza che mi aveva già colpita per i suoi occhi. L'appuntamento con tutti era per più tardi in spiaggia, ma lei insistette ad invitarmi alla sua tenda per cenare insieme. Accettai.
Non sapevo dove stavate voi due, non volevo saperlo. Anche se vi potevo immaginare insieme, in quel momento non mi feriva..
La cena fu simpaticissima, lei molto bella. Mi piaceva e le piacevo. Certe sensazioni si percepiscono a pelle.
Sapevo che era una mia ennesima fuga, ma in quel momento non volevo pensare.

In spiaggia scoppiò tutto…..

Verso l'una di notte, dopo che già il falò era stato acceso, e le chitarre suonavano ti vidi arrivare…... Avevi il volto teso, dietro di te Maurizio. Ti sedesti giusto di fronte a me. Ti bastò solo uno sguardo per capire chi era lei che, mentre cantavo mi si appoggiava sulla spalla. I tuoi occhi mi penetravano, sapevo che eri capace di qualsiasi reazione, avresti potuto tutto, ma, per la prima volta, restasti li a guardare, volevi essere spettatrice per la prima volta dei miei tradimenti. Non ti feci aspettare. Davanti a te iniziò il sottile gioco di seduzione che solo due donne sanno fare. Sguardi, carezze, mani che si sfioravano e tu a guardare e tu a voler bere tutto il dolore consapevole e assurdamente masochista di fronte a me, di fronte a noi. Altro da te stava avvenendo sotto i tuoi occhi. Ad un tratto il gioco divenne più serio la ragazza con gli occhi blù (come in seguito l'hai sempre chiamata) mi prese per mano e mi portò via. Non mi girai indietro per guardarti, lo feci con tutta la consapevolezza del dolore che ti stavo provocando. Ma c'era ed è giusto che tu lo sappia, anche altro, c'era la voglia di lei, la voglia di un corpo diverso dal tuo, la voglia di amare altro da quella storia tra noi. I miei tradimenti erano sempre dettati da questo sentimento: cercare altro, oltre da tutto il dolore che amandoci sapevamo darci.
La mattina con gli occhi pesti e la bocca impastata per il troppo bere, venni alla nostra tenda, ti trovai intenta a smontare e preparare i bagagli, dissi a tutte e due che io non sarei partita, sarei rimasta li e così feci. Tu non tentasti di fermarmi, sapevi che sarebbe stato inutile.

Ci ritrovammo sul molo di Cagliari solo il giorno della partenza.

3° capitolo

Con mia madre il conflitto ormai si faceva sempre più forte. Aveva chiaro (anche senza conferme da parte mia) tutta la situazione e giustamente non la condivideva in niente. Gli scontri erano all'ordine del giorno e fu così che decisi di andar via da casa.
All'epoca lavoravo presso uno studio di un avvocato, quei lavori che ti permettono a stento di pagarti la benzina e le sigarette, ma fui decisa ad andare fino in fondo.
Per un paio di mesi vissi su nella soffitta di Pino; ero sempre alla ricerca di uno spazio mio. Ricordi Marina la nostra prima casa? Rimase tale per diversi anni anche dopo la nascita dei bambini…..
Due stanze ed una mini cucina. A noi bastava.
Con quanto amore la mettemmo su, cercammo di darle la nostra impronta: le porte rosse, le travi ridipinte in legno, il letto costruito da noi (Maurizio era bravissimo in questo), il tavolo appoggiato su due cavalletti traballanti, vecchi cassettoni rivestiti di stoffa e alle pareti mille manifesti.

Mia madre, sulle prime convinta che non avrei resistito molto lontano da casa, dovette ricredersi.
E fu in quella casa che una sera mi accorsi che qualcosa non andava.
Erano giorni che avevo un fastidio al seno. Una mattina mi svegliai e guardandomi a stento contenni un urlo di terrore: il mio seno era tutto tumefatto, il capezzolo retratto da una grossa massa che lo comprimeva.
Per prima cosa scesi a telefonarti. Eri più terrorizzata di me. Si decise subito per una visita da uno specialista. Te la ricordi Marina?…..
Mi accompagnasti tu. Era un pomeriggio.
Nella sala d'aspetto ci ponevamo il problema che forse, vedendoci così giovani, avrebbero avuto delle remore a comunicare la gravità della situazione. Ma non fu così…
Un medico spietato senza nessun tatto ne etica professionale, ci sputò in faccia quella che lui riteneva la verità. Ricordo alla perfezione le sue parole: " Questo è un tumore maligno, non c'è tempo da perdere…. Bisogna intervenire subito…." E poi come se fosse la cosa più normale di questo mondo aggiunse: " Se opero io i prendo un milione, se opera il mio assistente seicentomilalire…."
A stento riuscì a rivestirmi, uscimmo da quel posto come se improvvisamente un incubo ci avesse inghiottito ad entrambe. Appena fuori ti guardai ed iniziai a piangere, tu impietrita non proferisti parola.
Dopo fu tutto un vortice in cui entrammo.
Era da tempo che non vedevo i miei. Ebbi bisogno per la prima volta di andare da mio padre, sapevo che mia madre in quel momento non poteva essermi di aiuto, si sarebbe fatta prendere solo dal panico e dalla paura di perdermi….
Quella stessa sera lo chiamai , a lui sembrò molto strano. Gli dissi che dovevo parlargli ma solo a lui, rimanemmo d'accordo che il giorno dopo sarei andata alla sua scuola.
Appena mi vide entrare capì che era una cosa seria.
Con lui non ho mai avuto un rapporto, tutto girava intorno a mia madre, solo quando in coma l'ho visto per l'ultima volta, gli ho detto : Papa ti voglio bene", ma mi è rimasto il dubbio, che ancora oggi mi accompagna, che non mi abbia sentito. Dopo la sua morte ho iniziato veramente ad amarlo…..

Non ricordo le mie parole, ricordo solo le sue quando alla fine dopo avermi ascoltato mi disse: "stai tranquilla ti porterò dovunque ti possono curare, non ti lascerò sola, sono vicino a te" e poi aggiunse: " a mamma non diciamo la gravità della situazione, sai come è fatta…." Su questo eravamo d'accordo.
Non tornai a casa dei miei.
Dopo varie visite e consulti da i migliori specialisti, (unanimamente concordi sulla gravità della situazione, ma almeno con più tatto del primo nel comunicarlo), fu deciso il giorno dell'operazione.
C'erano tutti fuori alla sala operatoria: da una parte mia madre, mio padre e le mie sorelle, dall'altra tu e Maurizio, avevate firmato una specie di tregua per l'occasione.
La notte prima eri stata con me in ospedale, non volevi lasciarmi sola neanche un attimo.
Dopo ho saputo che i medici prevedevano l'asportazione completa. Non fu così, il tumore che esternamente presentava una seria gravità, fu ridimensionato in sala operatoria. Comunque rimaneva sempre da aspettare l'esame istiologico che, dopo molti giorni di attesa, fortunatamente dette esito negativo. Dovevo stare continuamente sotto controllo ma il pericolo serio era scongiurato.
All'uscita dell'ospedale mia madre aveva predisposto tutto per il mio ritorno a casa, ma non volli sentire ragione, mi ricordo che le dissi: "ho la mia casa, torno li, se vuoi puoi venire in ogni momento a trovarmi"…..

Festeggiammo al mio ritorno, festeggiammo tutti e tre nella nostra casa.
Erano mesi che non stavamo fisicamente insieme, la nostra era una storia che si consumava quasi esclusivamente nella mente; quella sera invece successe.
Perché ho sempre sentito tuo figlio mio? perché quella sera lui non entrò dentro di te ma in me e subito dopo tu ti accostasti al mio corpo…… C'è sempre piaciuto pensare che ti avessi passato io quel figlio…. che l'avessi accompagnato io nel tuo ventre.
Quanto l'ho amato e quanto ancora oggi lo amo…..
Era l'ottobre del '77.
Il tuo ritardo. Ancora una volta un test tra noi, un'altra volta positivo, ma stavolta nessuno avrebbe potuto impedire quella nascita. Non l'avremo permesso a nessuno….
I problemi iniziarono a nascere con i tuoi….. Anche loro intuivano che le cose non erano del tutto lineari tra noi, tu e lui non eravate la classica coppia. Mi vedevano come il terzo incomodo, sempre alle costole e, giustamente (specialmente tua madre) mi ritenevano la causa principale di tutta quella situazione. Ma non c'era niente di detto, niente di verbalizzato o affrontato.
Quando seppero del bambino ti imposero il matrimonio. Non avrebbero mai accettato quella nascita al di fuori della "legalità".
Stranamente la cosa non ci spaventava, sapevamo che era solo un proforma. Forse quello più "entusiasta" era proprio Maurizio; ingenuamente credeva che le cose a quel punto tra voi due cambiassero definitivamente.
Furono due mesi all'insegna del casino totale…. Giorni che andavamo per negozi a comprare tutto ciò che serviva alla nostra futura casa……, e giorni che distruggevamo tutto quel che si era comprato.
La casa sarebbe stata quella che già ci apparteneva, da quel momento in poi non ci avrei dormito più da sola ma con voi due insieme, ci avviavamo ad una convivenza completa….
Ed arrivò il giorno del matrimonio. Cos'altro avrei potuto fare se no il testimone degli "sposi". Sull'altare tutt'e tre …… pazzesca ed a tratti ridicola situazione. ….
A funzione finita, scappai letteralmente fuori per non assistere alla miriade di ipocrisia intorno a voi due: chi si congratulava, chi si commuoveva e chi….. vi augurava figli maschi…
A me la situazione prese allo stomaco; credevo di riuscirla a reggerla meglio.
Appena fuori cercai di respirare. Ricordo che era un posto bellissimo, si vedeva tutto il golfo dal belvedere di quella chiesetta. Ad un tratto ti sentì alle mie spalle, mi voltai e ci abbracciammo…. Una stretta fortissima, tu piangevi sulla mia spalla, l'imbarazzo e la tensione intorno a noi era altissima. C'erano tutti i tuoi parenti ed i parenti di Maurizio. Bella scena……. A volerla inventare nessuno ci sarebbe riuscito così bene….
La sera per il classico "viaggio di nozze"…….. partimmo insieme tutt'e tre per l'Umbria….

4° capitolo

Nei mesi che seguirono qualcosa cambiò…..
Maurizio aveva radicalmente modificato il suo atteggiamento. Si sentiva più "sicuro", si era dato il ruolo del "maschio". In casa c'erano scazzi continui io e Marina odiavamo il suo modo di fare, ci sembrava quasi di non riconoscerlo…. Dalla teoria alla pratica…. Quant'acqua ci passa sotto i ponti.
Nelle piccole cose veniva fuori una persona che non ci piaceva…. Dal buttare le cicche per terra (tanto c'era chi le raccoglieva), dall'alzarsi da tavola dopo mangiato senza alzare un dito, dal delegare a noi due a fare quel che "naturalmente in quanto donne dovevamo fare….". La cosa non ci stava bene per niente. Fra noi due cresceva sempre più la solidarietà, la complicità, ci sentivamo unite da un sentimento che un po' alla volta stava diventando prioritario per tutte e due. Lui lo avvertiva in pieno.

Intanto il tuo ventre cresceva. A volte ci domandavamo che futuro aspettasse a questo figlio. Nessuno di noi tre si sentiva estraneo alla suo crescere dentro te ed alla sua nascita. Ognuno di noi non avrebbe mai rinunciato a lui.
Molto spesso dopo le solite discussioni tra noi, io preferivo andarmene a dormire a casa dei miei, che fungeva sempre e comunque da protetto guscio per me. A mia madre poi non sembrava vero! Mi ricopriva di attenzioni, sperava sempre in cuor suo che la situazione cambiasse, che "rinsavissi" come di solito usava dire.
Aveva ormai chiaro il rapporto che stavo vivendo, ma sapeva bene, conoscendomi, che non ne sarei uscita tanto facilmente.

Si arrivò così a giugno del '78…….
Ero stanca (come del resto anche voi) . Ero stanca di tutto quel soffrire, ero stanca di regalarti solo malessere.
Nostro figlio cresceva in te e mi feriva sapere che riuscivamo a passargli solo dolore, angoscia…..

Quando arrivano i primi giorni d'estate dalle nostre parti non c'è periodo più bello.
Decisi di prendermi qualche giorno di pausa.

Ti lasciai quella mattina un biglietto sul cuscino scrivendoti di stare senza pensiero, sarei tornata presto…. Ormai eri abituata a vedermi sparire ogni tanto, ma questo non eliminava (come sempre poi mi raccontavi) il senso di vuoto che ti provocava la mia assenza.
Non eri mai certa con me.

Quella volta resistetti appena due giorni. Ti telefonai dalla baia di Puolo. Mi ero rifugiata in un piccolo alberghetto sul mare. Ti chiesi di raggiungermi. Non mi facesti aspettare.
Fu bellissimo, da quanto tempo non ci succedeva di stare da sole insieme io e te….. mangiare da sole …. fare l'amore da sole… svegliarci da sole…..
Restammo quasi una settimana, incuranti di tutto il male che stavamo facendo a lui.

Mi ricordo una mattina…. Svegliandomi non ti trovai al mio fianco. Ebbi paura……
Istintivamente mi affacciai da quel piccolo balcone che dava direttamente sul mare e ti vidi…. Stavi nuotando, il pancione ormai enorme galleggiava sull'acqua, anche se a distanza sentivo le tue emozioni, quando ti ho amata in quel momento. Istintivamente alzasti lo sguardo e mi salutasti….. Dopo poco in camera, mentre facevamo l'amore sentii nostro figlio muoversi. Fu stupendo. E' vero la nostra storia fino a quel momento era cresciuta su tanto dolore, ma quelle rare volte che riuscivamo a passarci qualcosa di bello, sapevamo farlo in maniera unica.

Finirono anche quei giorni.

Ormai mancava poco più di un mese alla nascita del bambino. Era l'inizio di luglio.
Decidesti di andare qualche giorno dai tuoi in villeggiatura a Palinuro.
Maurizio in quel periodo era entrato in una profonda crisi. Non si sentiva più tanto sicuro…. Aveva perso l'aria del "maschio" per sostituirla a quella di "cane bastonato". Si sentiva vittima degli eventi, capiva di perdere terreno ogni giorno di più.
A me non andava di rimanere a casa con lui. Presi la vespa e venni da te Laura, ricordi?
Era quasi un anno che avevi conosciuto Luisito (in seguito l'hai sposato, non ho mai capito perchè). Lui gestiva un campeggio a Sapri , ti raggiunsi li.

Furono giorni spensierati per me. Il mare, persone nuove che conoscevo, la notte fino a tardi a far casino, in fondo non avevo ancora 23 anni.
Eravamo d'accordo di non sentirci in quei giorni per cercare di capire fino in fondo e, una volta per tutte, fare una scelta definitiva.
Ma come al solito non riuscivamo a stare mai ai patti.
Una mattina venne a svegliarmi Laura alla tenda:
- Ei svegliati, fa presto c'è Marina a telefono .
- Chi????
- Hai capito Marina , fra cinque minuti richiama, le ho detto che venivo a svegliarti, dai muoviti.
Non sono stata mai capace di alzarmi in tre secondi, quella volta lo feci. Correndo lungo i viali del campeggio continuai a vestirmi, con Laura che dietro me si sbellicava dalle risate. Arrivai alla Direzione credo in meno di due minuti, con l'affanno, il cuore in gola, senza ancora capire se ero sveglia o stavo semplicemente sognando……. E ti vidi…. Con la tua aria serafica e gli occhi che ti sorridevano, il tuo pancione ormai enorme, un cappelino con la visiera in testa :
- " Ma dove corri?" -
Ti abbracciai così forte da farti quasi male, incurante della gente intorno a noi.

Ormai il sentimento che legava noi due stava diventando prioritario su tutto. Ancora giorni trascorsi da sole. Fu bello! Ricordi Marina?
Abbiamo amato (ed ancora amiamo anche se separatamente) il mare in maniera speciale, quei giorni trascorsi a Sapri lo videro sempre sullo sfondo della nostra storia.
Rammenti quando, con la sensazione di essere fuori dal mondo, facemmo l'amore nell'acqua? Eri stesa sul lettino ed io ti spingevo facendoti dondolare lentamente su ogni onda che ci veniva incontro…. Iniziai a cercarti. Vidi sul tuo viso il desiderio di assaporare tutto ciò che in quel momento ti circondava: gli spruzzi d'acqua che arrivavano sul tuo corpo caldo baciato dal sole….. la mia bocca che sfiorava le tu gambe e le mie mani che esploravano il tuo corpo da sempre conosciuto, ma sempre così nuovo….. Scoppiò dentro il bisogno di prenderci…. Ci ritrovammo in acqua…. Le tue mani appoggiate sul materassino sostenevano il tuo corpo mentre io, immersa nel mare, lo inondavo di piacere. Sentivo tutto di te, assaporavo il sale ed i tuo umore, a tratti il fiato mi mancava e riemergevo… e la tua bocca era pronta ad accogliermi in bacio senza fine e poi.. le tue mani a cercarmi ad entrarmi dentro, sapevi come entrare in me, sapevi dove il mio piacere era nascosto… lo venivi a cercare fino in fondo. A tratti ci piaceva fermarci e guardarci nel profondo dei nostri occhi, ci piaceva aspettare… lasciar si che il tutto crescesse dentro noi…. Ci concedevamo tempo… lasciavamo che tutto arrivasse ad un apice fino a quando esplodemmo in un grido di piacere… insieme…. Siamo sempre riuscite a lanciare all'unisono quel grido, che grido non era ma un inno all'amore…..


5° capitolo


Ti riaccompagnai dopo pochi giorni dai tuoi. Volevi incoscientemente andare sulla mia vespa, ma fortunatamente Laura mi prestò la sua macchina.
Saresti dovuta rimanere a Palinuro altri 15 giorni, ma già la sera dopo tutto precipitò.
Mi telefonasti dopo l'ultima visita:
- "il bambino si presenta podalico"
- "che significa?"
- "è sofferente, per domani mattina dovranno fare un cesario"

Rimasi senza fiato….. L'emozione.. la paura che qualcosa potesse non andare per il verso giusto…. La paura che a te potesse succedere qualcosa…. Furono una gamma di emozioni che mi presero allo stomaco. Riuscì a stento a dirti:
- "parto subito"

La strada che ci separava la consumai in breve tempo. Lungo il tragitto avevo chiara solo una cosa: dovevo stare vicina a te al più presto. I pensieri peggiori non riuscivo a rimandarli indietro. Mai e poi mai avrei permesso a chiunque di separarci…

Arrivai in ospedale dopo due ore dalla tua telefonata. Maurizio era già li…..
Di nuovo tutti e tre. Questa volta non era importante la nostra storia, ma la tua e la vita di nostro figlio….
Fu una notte ed una prima mattinata da incubo…… Cercavo di scherzare con te… Non ti avevo lasciata neanche per un attimo.
Tua madre era arrivata in tutta fretta anche lei, stupita più che preoccupata di quel che stava succedendo. Non gradì vedermi al tuo fianco, ma la cosa non ci toccò più di tanto. Nessuno avrebbe potuto impedirmi di stare con te ….
Vennero a prenderti con la barella. Ti accompagnammo insieme fino alla porta della sala operatoria. In quell'attimo il mio pensiero corse ad un altro momento, dove tu eri rimasta fuori ad aspettare ed invece io ero entrata……..
Io e Mauro ci guardammo negli occhi…. Le lacrime salivano ad entrambi…. Ci stringemmo la mano. In quella stretta c'era la nostra sofferenza, la nostra paura comune che in quel momento funse da unione………


Pochi minuti ed un vagito…….. Andrea era nato……….

Una infermiera era uscita fuori con questo batuffolo avvolto in uno scialle celeste. Lo ricordo come adesso… Gli occhi erano i tuoi di quell'azzurro verde….. ti somigliava tantissimo tranne che nella bocca….. Maurizio un po' per sdrammatizzare ed un po' perché era vero mi disse: "Ha la tua bocca!!!"
Era vero le labbra somigliavano in maniera impressionante alle mie…… ne fui felice. In seguito quel figlio (fin quando ci siamo concesse la nostra storia) è stato il mio prediletto….

Passò quasi un'ora e finalmente anche tu uscisti da quella stanza….. Intontita ma con la lucidità immediata di domandare del bambino….. Ti rassicurammo tutti:
" sta bene ed è bellissimo"…………

Tua madre voleva a tutti i costi restare quella prima notte con te. Non glielo concedesti. Volevi solo me ed io volevo solo starti vicina.
Dieci giorni di ospedale dieci notte trascorse insieme. Nessuno poteva entrare nel nostro rapporto.
Maurizio era diventato quasi un ombra, non apparteneva più ne a te ne a me….. Tra noi due tutto era diventato prioritario. La prima poppata, il primo cambio di pannolini, era nostro figlio a tutti gli effetti. Ci muovevamo incuranti del male che intorno stavamo facendo, ma era più forte di noi: io e te ed il bambino… il resto non contava.


Arrivò il giorno di tornare a casa….. Con quel piccolo batuffolo fra noi…… Tornammo ancora tutti e tre. Era troppo negare a Maurizio quel momento.
Ed ancora successe.
Ricordo che avevamo addormentato il bambino, ci eravamo fermati. Avevo preparato qualcosa da mangiare. Ad un tratto, guardandoci negli occhi ci fu un antico lampo che scoppiò. Fu Maurizio a venirmi vicino…. Dopo un attimo di nuovo insieme ( da quanto non succedeva), tu eri con noi…..
Non chiedetemi perché non chiedetemi come fosse di nuovo potuto succedere… ma accade: Maurizio in me…….. una nuova vita in me……..
Assurdo, paradossale volerci credere. Inventato??? Nessuno avrebbe potuto farlo così bene….. forse era quello che cercavo, forse l'avevo voluto dall'attimo in cui un'altra vita era andata via da me. Forse……
Usare parole non rende la vera essenza di tutti i sentimenti, di tutte le emozioni scattate in quel pomeriggio del 5 agosto 1978.…………. ero certa di quel che sentivo ed ero certa di quel che avrei fatto. Nessuno avrebbe questa volta potuto fermarmi ….. non l'avrei permesso.

Maurizio sulle prime non si rese conto di niente. Fu a te che lo confessai, appena dopo qualche giorno, quando il dubbio iniziava a diventare certezza. In quel momento il tuo sorriso, il tuo stringermi, il tuo entusiasmo fu la più grande forza che potevi darmi per affrontare insieme il mondo…. E così successe.

Diventa per me difficile spiegare e trasmettere qui tutto quel che accadde, tutta la gamma di emozioni, tutto ciò che mi ha dato la forza da quel momento in poi di andare avanti ed affrontare il mondo.
Quel figlio in me: mio figlio…. oggi ha 20 anni…… mio figlio …. unico …. irripetibile ed immensamente mio……. e chi mai avrebbe potuto non farlo essere mio…..

Il mondo intorno a noi divenne immediatamente nemico, compreso Maurizio, la mia famiglia, la tua. Necessariamente si uscì allo scoperto…. Il nostro amore aveva la priorità su tutto, tuo figlio e mio figlio divennero il motore della nostra scelta, giusta o sbagliata che fosse volevamo solo essere "una famiglia", i sentimenti parlavano per noi più della logica, più della razionalità, più di tutto.
Maurizio fu lo scoglio più doloroso da affrontare…. Quando gli comunicai, senza neanche per un attimo chiedergli una sua opinione ( sapevo che stava pagando il prezzo per altri) della nuova vita e della mia decisione di crescerlo al di la di lui, mi guardò con occhi smarriti, la sua debolezza e il suo essere secondario in quel rapporto che ormai durava da diversi anni, venne fuori in tutta la sua crudele verità.
L'ultima notte trascorsa insieme…. Non potrò mai dimenticarla. Sul muro che gli si era alzato di fronte reagì senza più pudore. Ci supplicò…., pianse….. , promise….. , ma la nostra esteriore durezza forse (e dico forse) era il giusto modo per fargli capire fino in fondo cosa eravamo io e te insieme…..

6° capitolo

Eravamo rimaste sole e per certi aspetti, completamente sole….. I miei genitori avevano avuto nei miei confronti una reazione di chiusura totale, non tanto perché aspettassi un figlio al di fuori di un matrimonio, ma per l'impossibilità a quel punto di poter trovare una giustificazione plausibile verso il "mondo esterno". Come spiegare agli "Altri" che la propria figlia viveva con una donna e che, per giunta, aspettasse un figlio dall'ex marito di questa??????? La più evoluta famiglia non avrebbe avuto gli strumenti adatti per affrontare una situazione del genere….. almeno all'inizio. Non meno diversa la
posizione dei genitori di Marina, anche loro frastornati ed incapaci di collocare il tutto all'esterno. Entrambe le famiglie presero l'unica decisione plausibile verso di noi: chiusura completa.
All'epoca io non lavoravo ancora…. Marina si "arrangiava" su al sindacato per poche lire al giorno. Maurizio, pieno di rabbia nei nostri confronti, a stento provvedeva per il vitale di Andrea….. Furono mesi durissimi…. Ma stranamente furono anche i più felici per noi, sentivamo dentro che qualcosa sarebbe cambiato…. Ci credevamo ….. sapevamo comunque di essere una forza insieme.
Gli amici intorno a noi furono quelli che ci sostennero più di tutti…… E fu proprio uno di loro: Nicola a saper mediare talmente bene e talmente tanto con mia madre che, finalmente, dopo quattro mesi che mio figlio era dentro di me, lei venne a cercarmi…….
Fu un momento bellissimo… un momento di estrema verità raccontata con il cuore in mano: quello che lei aveva vissuto nei tre mesi del nostro distacco …., le sue notti di angoscia nel non sapere cosa e come vivevo …., della sua lotta interiore per annientare la forza distruttrice del giudizio esterno….., l'amore nei miei confronti, la paura che qualcosa mi potesse accadere di irreparabile…, la voglia di condividere con me quella vita che mi cresceva dentro….. Alla fine ( e le ricordo sentendo ancora la sua voce) le sue parole furono: "Perdonami, non potrò mai restituirti questi mesi di dolore, ma sappi che farò di tutto per farsi che tu sia orgogliosa di me…. La "gente" che mi ha condizionata dov'era, dov'è e dove sarà per consolarmi e per consolarti? "

I mesi a venire furono all'insegna della serenità. Con Marina il rapporto era molto intenso, basato sull'amore e sulla comprensione reciproca; eravamo consapevoli entrambe di stare a fare un percorso fondamentale della nostra vita tenendoci per mano e sostenendoci l'una con l'altra. Certo i problemi pratici erano infiniti, ma con quel pizzico di incoscienza che solo i vent'anni sa regalare, riuscivamo nel quotidiano a risolverli.
Le nostre famiglie, (nella fattispecie mia madre e tuo padre), riuscirono a rilassarsi maggiormente verso di noi: Ricordo le visite "nascoste" a casa nostra di tuo padre, sempre un po' imbarazzanti per tutti, che con la scusa di voler vedere il nipote, arrivava carico di bustoni della spesa, poggiati casualmente per terra, senza manco farlo notare e la maggior parte delle volte, quando andava via, ritrovavamo su qualche mobile un bel po' di soldi…….
Mia madre era più sfacciata….. Spesso, con la scusa di voler venire a pranzo a casa nostra, ce la ritrovavamo la mattina presto in cucina a prepararci leccornie delle più svariate specie. Non passava giorno che non si usciva insieme per negozi a comprare il tutto ciò che sarebbe dovuto servire al momento della nascita del bambino. Quello che riconosco di magnifico in mia madre è di avere amato Andrea nella uguale misura di come ha amato Marco come un vero nipote, anche dopo che la storia tra me e Marina è finita.

Strano vero? Sia tua madre che mio padre (con cui forse i conflitti erano più profondi) ha mai dimostrato "cedimento". Tua madre sempre lapidaria nel non voler assolutamente accettare la nostra storia, ti accoglieva in casa sua facendoti sentire ogni volta "colpevole" ed ogni qual volta ne ritornavi, dovevo procedere alla famosa "ricucitura dei tuoi pezzi", giocava al massacro, ti faceva sentire sempre il peso della sua "delusione" del suo non poter mai accettare la tua "diversità". Ogni occasione era buona per buttartela in faccia. Tu ne soffrivi.
Mio padre invece, molto meno diretto ma non per questo meno capace di ferirmi, mi ignorava semplicemente. Ignorava il mio ventre che cresceva, ignorava le battute che a tavola si facevano con mia madre e le mie sorelle, ignorava quando con il resto della mia famiglia, si parlava della nuova vita che stava nascendo. AL punto tale che quando è nato mio figlio lui non è neanche venuto in clinica a vederlo. C'erano tutti lui no, per la semplice motivazione, (mai esplicitamente detta) che non poteva con la sua presenza avallare le mie scelte. Solo quando Marco ha avuto 1 mese ed io l'ho portato a casa dei miei genitori, lui, per la prima volta, ha guardato suo nipote. Non gliel'ho mai perdonato……….
Dopo credo che ha amato mio figlio come gli altri tre suoi nipoti, ma a me è mancato quel momento fondamentale.


In quel periodo in cui mio figlio cresceva dentro me, avevamo intorno a noi persone molto care, amici con cui dividevamo tutti i momenti.

Con Maurizio la situazione era diventata insostenibile. Giustamente, dal suo punto di vista, si sentiva fregato da noi due e non sopportava vederci insieme.
E si arrivò così tra mille problemi ma anche tra tanti momenti belli, a quel giorno …..

18 ore di travaglio……. Tra un vomito ed una sigaretta fumata, (paradossale ma era l'unica cosa che mi rilassasse in quel momento)….. Tra Marina che neanche per un attimo lasciò il mio fianco e tra le mie sorelle e mia madre che si alternavano …….. finalmente in sala parto……. Ricordo che c'era una finestra da dove riuscivo a stento a sbirciare uno scorcio di paesaggio…. Il mare ed il Vesuvio si alternavano alla mia vista….
Non avevo voluto anestesia per quel momento, ma credo che, comunque, dopo tante ore di contatto con il dolore, nel corpo scatta qualche sostanza particolare che ti fa vivere gli eventi in maniera diversa da come la realtà oggettiva dovrebbe farli vivere… il mio corpo vissuto e sentito così nel profondo ma contemporaneamente io ne ero al di fuori e mi guardavo ….. ho visto la testa di mio figlio tra le mie gambe premere e spingere fino ad uscire….. quel piccolo essere così indifeso ma con una forza primordiale di essere prorompente sul bisogno di liberazione…. Uscire fuori dal mio corpo era l'esigenza primaria in quel momento…. restare oltre in me avrebbe per lui potuto significare anche la morte…. Dicevo il bisogno di uscire fuori ma…, sarà questo che non ci libera fino a che viviamo dal bisogno di rientrarci? Aver sentito istintivamente la necessità di uscire per mancanza di aria… di vita….. e capire, una volta fuori, che dentro è la vita…. la protezione da tutta la sofferenza che inevitabilmente dovrà arrivare…. Sarà questo il grande mistero?
Non lo so …… So solo che lo vidi e lo amai….. in maniera viscerale lo amai e lo amo…… come se lo strappo che sentii in quel momento dalle mie viscere continua e si perpetua ancora oggi...
Per me mio figlio rappresenta il resto di me… quello che di meglio ho potuto fare in tutta la mia vita…. il meglio della mia anima dei miei pensieri, del mio corpo… il meglio in prospettiva del continuo che va oltre e diventa ….. altro da me.

E devo ogni giorno confrontarmi con questa realtà…
Dormo solo se lo so tranquillo ritirato in casa…… Mi rilasso solo se, quando una qualsiasi sirena passa, mi giro e lo vedo vicino a me…. , sono tranquilla solo quando in questo grande marasma che ormai è la nostra esistenza, so che potrò afferrarlo e portarlo in salvo……

Un attimo solo di defajances per collocare nella vita di ogni donna l'esperienza della nascita che si consuma nel proprio corpo……. Cosa realmente scatta in ogni donna che ha avuto il privilegio di provare questa sensazione? Perché un figlio diventa così figlio per tutte noi? Non so rispondere…. so solo quello che ho provato ed ho cercato in minima parte di passare in queste righe: mio figlio oggi c'è ed esiste ….. è altro ed oltre da me ma non può essere e mai sarebbe potuto essere al di fuori di me…..

Guardarlo negli occhi la prima volta… vedere tutta la somiglianza che (continua ad avere ancora oggi a 21 anni) con mia madre …. L'appartenenza ad un ceppo ben delineato e ben distinto… Dicevo l'averlo guardato negli occhi… l'aver accostato per la prima volta la sua piccola bocca al mio seno per nutrirlo….. l'averlo spogliato e guardato in tutta la sua perfezione in quel corpo così minuto ... così piccolo … mi ha sempre dato un'unica sensazione: sono nata e quindi lui è nato…. E dopo di me di lui.. altri nasceranno….
Il perpetuarsi della vita, dell'esistenza, in fondo…… è tutto qui