LA "VESTALE" DELLA PSICOANALISI: ANNA FREUD (1895-1982)
Nerina Milletti

Nerina Milletti, "Anna Freud: la 'vestale' della psicoanalisi", in: Giovanni Dall'Orto (a cura di), 1895: c'era una volta un secolo fa, supplemento a Babilonia n. 135 (lug/ago 1995): 27-31. Una versione ampliata di questo articolo è stata presentata nel 1998 a Pisa, all'Università estiva gay e lesbica


     Nel 1895 «Papa» Sigmund Freud scrive a Fliess che avrebbe deciso di chiamare il suo sesto figlio Wilhelm, ma se «lui sarà invece una bimba, si è pensato per lei ad Anna». Ed a Vienna, cento anni fa, il 3 dicembre 1895, al 19 di Berggasse, in una casa di 11 stanze ed 1 bagno, nasce «Annerl».

     Annina, che viene descritta bruttina, alta 1,60, con le spalle curve, senza pretese, vestita di grigio e con brutte scarpe basse, «consapevole di non essere sufficientemente femminile o attraente come donna», riteneva di essere stata trascurata dai genitori perchè le era stato dato un nome insignificante e banale, era stata allattata artificialmente, la lasciavano a casa durante le ferie, le si preferivano le sorelle. Si definisce dumm (balorda), ma poichè i suoi vogliono che sia diligente, lo diventa.

     Insegna per qualche anno alle elementari, ma poi decide di fare l'analista e nel 1922 è accettata nella Società psicoanalitica di Vienna. L'anno successivo comincia a lavorare con i bambini; questo è anche l'anno della prima operazione alla mascella di Sigmund Freud, che malato di cancro subirà altre 16 operazioni, oltre alle difficoltà di masticazione, le protesi, ecc.

     Nella vita di Anna sono presenti molte «madri buone»: la governante Josefine, l'olandese Loe Kann Jones (che lei sogna tutte le notti, dal 1914 al 1918), l'ungherese Katà Levy, l'amabile Melanie Rie ecc., oltre a Lou Andreas-Salomè e Marie Bonaparte. Ma anche altri personaggi femminili: sua cugina, Martha, illustratrice di libri per bambini, soprannominata «Tom», che si vestiva come un uomo, ed Eva Rosenfeld, nipote della cantante Yvette Guilbert (amica/amante della Duse), che sarà dichiaratamente gelosa dell'americana Dorothy Tiffany Burlingham.

     Quest'ultima, nata nel 1891, era una ricca trentacinquenne americana (figlia dell'artista e gioielliere Tiffany), che nel 1925 aveva portato i quattro figli a Vienna per farli curare dei loro problemi psicologici e a sua volta farsi analizzare, prima da Reik poi da Freud. Lì conobbe Anna, ed una volta conquistata, non la lasciò più: insieme vissero una relazione che durò 54 anni.

     Anna si vergogna dei suoi sentimenti possessivi per Dorothy e non ne parla a «Papa» Sigmund, approfittando del fatto (o facendo in modo che) la sua seconda ed ultima analisi con lui finisca quello stesso anno. Anna adesso sprizza gioia da tutti i pori e comincia a comportarsi in modo per lei inconsueto: lascia il padre malato in clinica per andare in vacanza con l'amica, lavora meno e per la prima volta festeggia con piacere il suo compleanno. I compleanni dovevano essere per le due donne ricorrenze importanti se Dorothy teme che Anna, forse arrabbiata con lei, per rappresaglia non le mandi gli auguri e se Anna nel 1946 ha un incubo in cui Dorothy si dimentica del suo compleanno.

     Nel 1928 Dorothy si trasferisce con i figli in un appartamento sopra quello dei Freud, dove un citofono collega la sua e la stanza da letto di Anna. Qualche anno dopo comprano insieme una villetta fuori Vienna, a Hochrotherd, dove vanno il mercoledì pomeriggio per prendere latte e verdure e dove passano i fine settimana.

     Le due famiglie si mescolano, tanto che Freud fa pressioni sull'analista del marito di Dorothy (che era a Budapest) per tenerlo lontano da Vienna ed addolcisce le sue posizioni sull'omosessualità, scrivendo nel 1935 alla madre di un ragazzo che «certo essa non è un vantaggio, ma non è nulla di vergognoso e non può essere classificata come una malattia».

     Nella vita fantastica e nei sogni Anna si immedesimava con personaggi maschili e questo suo aspetto doveva essere facilmente percepibile, se nel 1932 una paziente di Helene Deutsch sogna Anna Freud vestita da uomo(1). Pubblica nel 1936 il suo testo più importante, L'io e i meccanismi di difesa, dove parla anche della «resa altruistica», un sistema di bontà eccessiva che protegge dai desideri proibiti, che vengono proiettati all'esterno, su persone prima invidiate con le quali avviene l'identificazione. Per questo meccanismo (che trova simile a quello degli omosessuali passivi), cita Cirano (che cede Rossana a Cristiano), un esempio la cui somiglianza con quello di Stephen, l'eroina de Il pozzo della solitudine (Radclyffe Hall, 1928), che generosamente lascia Mary a Martin, non può non colpirci e farci domandare se anche lei avesse letto questo libro.

     L'anno successivo Anna e Dorothy aprono un asilo per bambini poveri, ma poco dopo, nel 1938, Hitler invade l'Austria ed i Freud (ebrei) sono costretti a lasciare Vienna per stabilirsi nella più sicura Londra, dove abiteranno in Maresfield Gardens 20. Nel 1939 viene dichiarata la guerra, ed il 23 settembre 1939 muore Sigmund Freud.

     Negli anni Quaranta le due donne aprono a Londra l'Hampstead War Nursery ed altri asili e scrivono saggi sui bambini senza famiglia o traumatizzati dalla guerra. Nel dicembre del 1941 si vestono entrambe da Babbo Natale ed ai bambini dell'asilo Anna dice che ha portato con sè il suo «fratello gemello». Nel 1939 aveva affermato che tra loro c'era un legame simile a quello delle gemelle monozigotiche, nel 1952 Dorothy scriverà un saggio sui gemelli.

     Anche in Inghilterra prendono una casa in campagna dove passare i weekends e l'estate, e poi una villetta in Irlanda, dove Dorothy dipinge ad acquerello ed Anna legge libri gialli. Pensano insieme e sono sempre insieme, nei viaggi negli Stati Uniti e nelle cene ufficiali come nelle vacanze o dai suoceri di Dorothy, e dal 1951, dopo la morte di Martha Freud, la madre di Anna, abitano finalmente nella stessa casa. Sempre attivissime, nel 1958 (Anna ha 63 anni e Dorothy 67), noleggiano una barca e passano 5 giorni nei Norfolk Broads, viaggiano all'estero, lavorano e tengono i corsi per analisti dell'infanzia.

     Il 19 novembre 1979, ad 88 anni, Dorothy muore ed anche se la cosa non avvenne all'improvviso, Anna ne è inebetita: si isola perchè «non crede nelle compagnie sostitutive», per avere la casa meno vuota prende un cane chow-chow, mette le ultime foto di Dorothy sulla scrivania, ne indossa i maglioni, decide di vendere la casa in Irlanda.

     Anna muore l'8 ottobre 1982, ad 87 anni. Le sue ceneri e quelle di Dorothy sono conservate nella cappella dei Freud al Golders Green Crematorium, in due urne identiche. Avevano sicuramente predisposto le proprie cerimonie funebri, perchè lo stesso pezzo di Mahler (Das Lied von der Erde) fu suonato al funerale sia dell'una che dell'altra(2). Insomma, Dorothy ed Anna avevano deciso di rimanere insieme per l'eternità.

     Anna Freud pubblicò oltre 200 articoli(3), fece innumerevoli conferenze e lezioni, lavorò con bambini ed adulti e fu definita da Marie Bonaparte una «vestale», non sappiamo se per stabilirne la verginità od il ruolo, che in effetti esercitò, di custode della scienza paterna.

     Elisabeth Young-Bruehl, nello scriverne la biografia, utilizza determinate fonti, tra le quali solo le lettere di Dorothy del 1939-1940; Anna scriveva a mano le sue lettere private così di queste non ci sono copie. Nonostante queste importanti lacune nelle fonti, afferma che Anna Freud ebbe una vita familiare ricca e piena «sebbene non abbia avuto, negli anni Venti o dopo, una relazione sessuale con Dorothy Burlingham o con qualsiasi altro»(4). Una tesi questa, difficile da dimostrare, infatti negli ambienti psicoanalitici circolava la voce che le due amiche fossero lesbiche e di questo Anna si preoccupava molto, perchè non voleva essere considerata omosessuale, anche per motivi legati alla sua professione.

     Quello che è certo è che Dorothy la assorbì e la appagò completamente, e anche se possiamo pensare alla separazione tra pubblico e privato come ad una strategia di sopravvivenza che consentì ad Anna di vivere pienamente la sua storia con la donna amata, ma la sua figura, come vedremo, non ne esce molto bene, nè se il loro fosse stato solo un rapporto casto e sostitutivo di una famiglia, nè se vi fossero inclusi anche i rapporti sessuali.

     Dell Richards la include tra le dodici lesbiche che hanno cambiato il mondo(5), ma Anna non mostra una particolare comprensione nè per gli omosessuali maschi nè per le donne. Dopo aver preso in cura quattro uomini riflette sulla passività maschile, secondo lei dovuta all'identificazione col partner attivo, che rappresenta la loro mascolinità perduta (chi nel comportamento è passivo, sarebbe invece attivo dal punto di vista delle fantasie inconscie). I suoi pazienti «reagirono alla situazione analitica come se fosse una minaccia di castrazione» e rimasero «emotivamente impotenti» (incapaci di accettare l'amore). Scoprì allora che l'accettazione della propria preferenza sessuale da parte degli omosessuali era un grosso ostacolo per la terapia psicoanalitica e questa resistenza la irritava particolarmente.

     I suoi risultati sembrano spesso autonalitici, ma la sua posizione pubblica nei confronti dell'omosessualità fu assai rigida: sostenne che non è bene ammettere «persone con anormalità sessuali» (cioè omosessuali) alla professione di psicoanalista; chiese ad una giornalista di non pubblicare la lettera «tollerante» del padre del 1935; rispose ad un pediatra affermando con sicurezza che l'uso delle supposte nei maschietti favorisce l'omosessualità. Infine sostenne che per un ragazzino cercare solo i maschi e disprezzare le femmine è il contrassegno del sano eterosessuale, mentre il futuro omosessuale si tradirebbe giocando come le bambine e dando un nome femminile all'orsacchiotto(6)...

     Sospetti rapporti tra teorie freudiane e biografie appaiono anche altrove: Anna non era laureata (avrà la prima laurea honoris causa nel 1950) e lei ed il padre sostennero la tesi che anche i non medici potessero accedere alla professione di analista; da piccola le insegnarono a lavorare a maglia (vi dedicò moltissimo tempo anche da adulta) e da questo sembra avesse tratto spunto il padre, che sostenne che il tessere sia l'unica attività storicamente attribuibile all'inventiva femminile, causata dal desiderio inconscio delle donne di creare una copertura per il «difetto del genitale» [poi qualcuno si lamenta che le femministe non accettano la psicoanalisi!].

     Sigmund Freud non sarebbe l'unico ad essersi interessato di omosessuali perchè padre di uno di loro, vedi ad esempio l'americano Charles Socarides, accanito repressore dell'omosessualità ed il cui figlio Richard è dichiaratamente gay. Scrisse Psicogenesi di un caso di omosessualità femminile e Alcuni meccanismi nevrotici nella gelosia, paranoia ed omosessualità proprio durante la sua prima analisi di Anna (1918-1919); mentre dopo la seconda (1924-1925) scrisse Alcune conseguenze psichiche della differenza anatomica tra i sessi, tutti saggi che, in qualche modo, rimandano alla figlia.


NOTE:
1. Citato da Teresa de Lauretis, 1994. The Practice of Love. Bloomington: Indiana University Press.
2. D. Joyce Jackson, 1991. "Contributions to the History of Psychology: LXXXI. The Frienship of Anna Freud and Dorothy Tiffany Burlingham". Psychological Reports, 68(3): 1176-1178.
3. Barbara R. Peltzman, 1990. Anna Freud: A Guide to Research. New York: Garland.
4. Elisabeth Young-Bruehl, 1993. Anna Freud: una bibliografia. Milano: Bompiani.
5. Dell Richards, 1993. Superstars: Twelve Lesbians Who Changed the World. New York: Carroll & Graf.
6. Anna Freud, 1978-1979. Opere di Anna Freud. Torino: Boringhieri. 3 voll.