VECCHIE PERFIDIE(1)

Nerina Milletti



"PERFIDIE", scritto da MARIA VOLPI NANNIPIERI e pubblicato nel 1919, con lo pseudonimo di MURA (2) dalla Casa Editrice Sonzogno, Milano, è uno dei primi romanzi italiani in cui una donna parla dell'amore tra donne.

L'autrice, nata a Bologna nel 1892, morirà nel cielo delle Lipari il 16 marzo 1940 in un incidente aereo. Inizialmente scrittrice per l'infanzia, scrisse in seguito decine di romanzi e racconti di tipo borghese e intimista che ebbero larghissima popolarità.

Nell'introduzione la perfida narratrice ci dice:

"...Amo le donne. Mi appassionano. M'interessano. Sono il più bell'esempio di semplicità umana attraverso una rete complicata di stati d'animo... Le studio. Se posso le perverto: forse perchè rendere gli altri simili a noi stessi è legge naturale d'ogni anima... Ed io parlerò di donne: di donne perfide, che hanno viva l'intelligenza e fresca l'anima..." E queste donne sono: "bellissime, profumate, eleganti, con degli occhi meravigliosamente bistrati... con delle mani incredibilmente pallide, delle scarpette piccole... ed una bocca fresca, rosea, cui l'abitudine ai baci ha dato una piega di profonda sensualità..." Tra marrons glacèes, cappelli con veletta, profumi di tuberosa e sigarette profumate, con varie manovre da salotto la narratrice Sibilla cercherà di favorire le unioni extraconiugali delle sue amiche, le "viperette", donne della borghesia che evidentemente avevano una discreta libertà di movimenti.

La storia tra Sibilla e Nicla comincia solo a p.175 (su un totale di 228 pagine), ma già a p.52 Sibilla:

"Oh, Nicla bionda, tu non penserai mai, non saprai mai, come sei nel mio cuore... e non saprai spiegarti il perchè della mia perfidia... [che è] pel desiderio unico di vedere un'altra faccia della tua bellezza, per il piacere che avráoá domani quando piangerai nelle mie braccia..." Per avere questo piacere andrà a letto con Berto (del quale Nicla è l'amante), avendo poi degli accessi di gelosia. Non si sa però esattamente di chi sia gelosa, dato che questo male ha origine nella visione del candore del collo nudo nella scollatura troppo bassa di Nicla.

Una simpatia improvvisa l'attira verso l'onesta Silvia, appena conosciuta in un salotto: si capisce che nessuna delle amiche di Sibilla è abbastanza buona per riuscire a far sgorgare la bontà dalla sua anima, ed è per questo motivo che lei è così malvagia ("il dolore è una fontana di smeraldo illuminata dal sole. Se ne riceve il riflesso che irradia e non si può impedirne la luce...").

Sibilla si fa consolare da un anziano libertino, il cavaliere Alberto, ma nella sua villa sul lago aspetta Nicla che verrà a trovarla:

"Non so perchè tremo. Ti sento arrivare. Sento che ti avvicini... vedrò i toi capelli biondissimi, le tue mani che sembrano irreali, il tuo corpo 'souple', la tua dolce indolenza... non so perchè ti aspetto così... è un'attesa che mi fa male... ed io ho un progetto: un progetto audace, ma bello, ma dolce, ma caro, mi dà quasi la febbre..." Non riesce ad attendere, ed il giorno seguente va a prenderla a Como. Fino a questo punto niente faceva pensare che Nicla fosse interessata a Sibilla, ma nella stanza d'albergo: "Nicla è dinanzi a me nuda, sorridente, coi lunghi capelli biondi ondulati sulle spalle fino alle reni, con le braccia rialzate e gli occhi socchiusi sulla bocca rossa. Mi fissa per un momento immobile. Poi rialza i capelli, li scuote e si volta. Attraversa la camera. La seta nera delle sue calze brilla sui tappeti chiari.

Ella porta la sua nudità perfetta con una indifferenza che stordisce, e mi appassiona. Le sue mani non sonooziose, nè inerti, nè sperdute. E' bianca. Bianca. Non esistono paragoni. La sua pelle ha un pallore unico. E l'oro dei suoi capelli, l'oro che ombreggia le sue ascelle, che si sofferma sul suo corpo, pare un po' di sole sperdutosi a caso su di lei... E' nell'aria che respiriamo, nella luce dei nostri sguardi, nel tremito della nostra carne l'attesa dell'inevitabile; certo accadrà qualche cosa di ignoto per noi. Forse qualche cosa come una perfezione di bellezza, lo sentiamo e un po' ne tremiamo e un po' ne soffriamo...

Le sorrido come io voglio sorriderle senza che lei mi veda. E la guardo come io voglio guardarla, come io voglio vederla... Anche Nicla mi guarda... Vieni, chiama Nicla stendendosi sopra le coperte... così siamo vicine, scosse da uno stesso tremito, le nostre labbra, come un lampo nella notte, ci hanno rivelato a noi stesse il perfetto amore... Amo Nicla come non ho mai amato Berto, come non ho amato il cavaliere, come sento non amerò nessuno...

Ma lei nelle mie mani è un nulla. Una cosa ch'io posso battere, piegare, accarezzare, baciare, mordere. Lascia fare. Grida qualche volta, ma il suo è un grido di piacere. Allora mordo più forte e più lentamente, così il grido si perde in un sighiozzo. E' mia. Vorrei che vivesse solo per me. Sono contenta di essere qui sola con lei, dove non sono donne...

E Nicla mi si abbandona. Completamente. Deliziosamente. Appassionatamente. Qualche volta amorosamente..."
Il comprensivo cavaliere (punto geloso di Nicla ma irritato dalla presenza di un certo Luca) torna a Milano per lasciare alle due donne la sua villa in modo che possano stare insieme. Sibilla si compiace del proprio coraggio, che ha saputo creare un nuovo mondo, "un mondo imperniato su due sole persone che si amano. Su due donne. Un mondo che è quasi una perfezione assoluta di bellezza, d'arte e di vita. Perchè io credo che il perfetto amore esista solo fra una bruna Sibilla ed una bionda Nicla... non è solo una perfezione sentimentale: ma è la perfezione del bello, del raffinato, dell'elegante...

Il nostro amore non è l'amore dell'uomo e della donna. E' l'amore nuovo. E' l'amore vero, completo. L'amore della donna e dell'uomo è fatto di frammenti...

In ogni mio bacio ed in ogni mia carezza io metto un po' della mia anima. E l'anima si riceve tremando... stringo pazzamente al mio petto la mia piccola Nicla fremente, giro attorno ai miei polsi l'oro dei suoi capelli, e me ne faccio dei braccialetti vivi: così schiava della sua bellezza, arrovescio sul mio petto la sua testa bianca [sic] e la bacio in bocca... mai il nostro bacio è troppo breve o troppo lungo. Noi sentiamo perchè siamo due donne la misura del piacere...

Spegni, ha detto Nicla... Mi si offriva senza parole, col semplice fremito della sua carne ardente, di cui io, io sola, avevo risvegliate le più sopite, le più ignorate vibrazioni. Sentivo passare nelle vene di Nicla il suo sangue... Se avessi posata una mano sulla sua bocca avrei sentito i baci che poteva offrirmi solo col desiderio. E nell'amore, nel completo amore di due esseri la parola è oziosa. Perchè tutto nella persona è parola. E' eloquenza..."

Nei salotti milanesi chi sa tace, chi non sa presume che le due siano fuggite una con un pascià turco, l'altra con un ricco amante. Distanti dal mondo, vivono ancora "nella nebbia dei sogni e del piacere": "Vorrei che il nostro amore finisse pe esaurimento. Per stanchezza. Per noia. Perchè allora non ne saremmo indignate. Non ci serberemmo rancore e soprattutto non si correrebbe il pericolo di riamarci un giorno in cui ci trovassimo sole... Per questo amo furiosamente, terribilmente, instancabilmente la mia piccola amica...

Nessuno l'avrà come l'ho avuta io. Nessuno la bacerà come l'ho baciata io, nessuno la ucciderà come la uccido io col mio amore... A nessuno vorrà o potrà darsi come si dà a me... sono io la deità della sua religione sensuale. E quando se ne andrà da me non sarà più sola: porterà con sè nella sua vita due anime. La sua e quella che le ho data io... Sarà Nicla e Sibilla..."

Dopo qualche tempo (tre mesi) gli eccessi dell'amore sciupano Nicla, la cui bellezza sfiorisce (si scopre ben due rughe sul volto) e questa fatua motivazione è sufficiente perchè abbandoni la sua "deità sensuale" (Sibilla) e parta. Ma Sibilla sa che Nicla è ancora sua, e ripete, questa volta in corsivo, considerazioni già fatte dieci pagine prima: "Mi porterà nel suo cuore e nella sua carne, nel suo desiderio e nel suo sangue per sempre. Chi la possederà, avrà in lei due donne, e non potrà amarla completamente perchè un uomo può amare due donne diverse e divise, ma non due donne in una donna sola. E' mia, mia, mia!" Il libro si chiude con la ripetizione anche di un altro passo, evidentemente i due punti chiave che l'autrice vuole sottolineare: Sibilla passerà dall'adolescenza alla giovinezza il giorno in cui comprenderà ed amerà l'amore d'un uomo, "l'amore d'uno che, certo, nella vita, mi aspetta".

Evidentemente il "perfetto amore" (questo il titolo degli ultimi capitoli) era tale solo se considerato adolescenziale, ma certo permangono molte altre contraddizioni in questo testo, dove coesistono elementi di sadismo e di moralismo, motivi romantici (la bionda e la bruna) e decadenti (profumi, estetismo), in un'ambientazione che quasi astrae dal tempo e dallo spazio tanto sono minimi questi riferimenti.

Anche le scene d'amore mostrano un certo distacco: il piacere è prevalentemente visivo e intellettuale; non si sa quasi niente dell'aspetto fisico della protagonista; i contatti fisici descritti sono scarsi, limitati alle labbra o ai capelli, e fanno sospettare che l'autrice non avesse molta conoscenza dell'erotismo tra donne, o esercitasse una forte censura sugli aspetti sessuali della vicenda, privilegiandone le componnenti emotive e passionali.

Ma il fatto che mancano del tutto le polarizzazioni duali (niente ruoli maschile/femminile o attiva/passiva tra le due donne) fa pensare che l'autrice fosse completamente all'oscuro della letteratura sessuologica di quel periodo, o comunque non ne fosse influenzata.

Cioè che non parlasse "per sentito dire" dai cosiddetti "esperti", ma che descrivesse invece quello che in Italia agli inizi del secolo era comunemente percepito come l'erotismo tra donne. Sapere come le donne vivevano queste relazioni e come percepissero sè stesse necessita ovviamente di una più approfondita ricerca storica.


NOTE:

1. pubblicato nel 1994: "Vecchie perfidie. L'amore tra donne dell'inizio secolo", in: Quir: mensile fiorentino di cultura e vita lesbica e gay, e non solo..., 7: 9-11.

2. per l'attribuzione vedi Renzo Frattarolo, Dizionario degli scrittori italiani contemporanei. Pseudonimi (1900-1975), Ravenna: Longo, 1975, e Piero Lorenzoni, Erotismo e pornografia nella letteratura italiana, Milano: Il Formichiere, 1976.